CAMPINI CAPRONI – GRUPPO COMPRESSORE – COMPRESSOR DETAILS

Posted in campini caproni, motoreattore, vigna di valle on 26 maggio 2017 by ruotenelvento
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MACCHI CASTOLDI M.C. 72 – FIAT AS.6 ENGINE 8 BARREL CARBURETOR

Posted in francesco agello, italo balbo, schneider trophy, vigna di valle with tags on 26 maggio 2017 by ruotenelvento

THE AMREF FLYING DOCTORS FLEET 1957-2017 – LA FLOTTA DEI MEDICI VOLANTI DI AMREF

Posted in amref flying doctors, cessna 402, michael wood, servizio sanitario aereo with tags on 7 maggio 2017 by ruotenelvento

Nel corso degli anni si è sviluppata l’esigenza di trasportare i pazienti e il personale in maniera più confortevole, oltre ad offrire maggior spazio ad apparecchiature mediche sempre più sofisticate ed ingombranti, come per esempio le incubatrici. Bimotori come l’Islander rispondevano perfettamente a questi requisiti. 5Y-AYE – qui raffigurato sulla copertina del libro di Michael Wood, uno dei fondatori del servizio – fu donato dal governo britannico e rimase in servizio con i Flying Doctors dal 1975 al 1983. Per celebrare i 60 anni AMREF, in collaborazione con DOP, hanno realizzato il charm che ricorda l’impegno di questo lungo periodo di assistenza sanitaria in Africa.

Il Cessna Titan 5Y-DOC rimase operativo per AMREF fino al 30 luglio 2013, quando subì un incidente poco dopo il decollo nei pressi del villaggio di Kapingiro, in Tanzania (foto per gentile concessione di Amref Italia)

[I velivoli in tabella sono quelli effettivamente utilizzati da AMREF, operati sia direttamente che da società esterne come la Phoenix di Nairobi. 5H indica le marche della Tanzania, 5Y del Kenya, VP era utilizzato negli stessi Paesi quando erano possedimenti britannici. La recensione di Go AN EXTRA MILE di Michael Wood è qui]

Marche Aeromobile Numero di serie
5H-MOC CESSNA TU 206
5H-MOH CESSNA TU 206 D U206-1433
5Y-AAH PIPER CHEROKEE
5Y-AFD CESSNA TU 206 D U206-0724
5Y-AHX PIPER PA-32-300
5Y-AYE BN-2A ISLANDER – 2A-6 736
5Y-AZT PIPER PA-32R-300 CHEROKEE LANCE 32R-7680081
5Y-BCD CESSNA U206F STATIONAIR U206-04308
5Y-DOC CESSNA 404 TITAN 404-0433
5Y-FBA CESSNA 402 UTILINER
5Y-FDA CESSNA GRAND CARAVAN 208 B B-0551
5Y-FDB CESSNA GRAND CARAVAN 208 B B-1031
5Y-FDC CESSNA GRAND CARAVAN 208 B B-1280
5Y-FDE BEECHCRAFT KING AIR B200 BB-1805
5Y-FDK BEECHCRAFT SUPER KING AIR B200 BB-531
5Y-FDP PILATUS PC12
5Y-FDS CESSNA 182 RG
5Y-KUI AEROSPATIALE 350 B3 ECUREUIL 4591
5Y-KWF BELL 206 L-4 LONG RANGER IV 52029
5Y-RJA BEECHCRAFT SUPER KING AIR B200 BB-619
5Y-SMB BEECHCRAFT SUPER KING AIR B200 BB-379
5Y-SIR CESSNA CITATION BRAVO 550-0995
5Y-TPA BEECHCRAFT SUPER KING AIR B200 BB-650
VP-KMF CESSNA TRIPACER 22-1852
VP-KTA PIPER CHEROKEE 180

Enrico Azzini per aviodada/ruotenelventonetwork

L’AEREO VALENTINO ZEICHEN

Posted in aviazione e letteratura, battle of britain, futurismo, italo balbo, letteratura aeronautica, mb 339 pan valle giulia, mimmo palladino, roma, valentino zeichen with tags , , on 5 febbraio 2017 by ruotenelvento

VALENTINO ZEICHEN POESIE.JPG

Come accade a tutti i poeti, non ci si accorgerebbe di quelli contemporanei se non li rendesse noti la morte. Anticipata, normalmente, da indigenza, casa fatiscente (abusiva) e ictus, al quale tutti cominciano ad urlare Legge Bacchelli, Legge Bacchelli! E come tutti gli intellettuali italiani, non ci si accorgerebbe che parlano di aviazione se non gli si sfogliassero a caso le opere. Valentino Zeichen – che è morto – scrive di aeronautica e di guerra con quella familiarità e quell’entusiasmo che in genere infastidisce la cultura ufficiale di un Paese che le guerre non ha mai denunciato di farle, gli sono sempre capitate un po’ per caso, ah.

Benché poi tutto romano, Zeichen nasce e trascorre i primi anni in una Fiume sorvolata dai B-17 in missione verso l’Austria (in FIUME 1944, p. 418, a “quote regali” in INFANZIA, p. 225). Non affronta l’aereo con leggerezza, ma sempre con proprietà scientifica

Dalle figurine copiammo in segreto / i progressi dell’aviazione nel secondo conflitto mondiale / e progettammo un velivolo dall’inedita linea aerofallica / battezzandolo ereticamente Vulcan. / Era un caccia strategico con ali a delta, / volava a basse quote tra le file dei banchi / sfuggendo all’intercettazione oculare / ed acustica della maestra. (1)

Il lavoro di Zeichen manifesta un’approfondita conoscenza non solo sul corto respiro, ma anche funzionale, tanto da spiegare meglio di molti tecnici meccanismi operativi, come per esempio la SIGINT

Da secoli i guardiamarina / tengono puntati i binocoli / sul passaggio dello stretto. / Ingigantita dalle lenti, / lo attraversa una squadra / d’incrociatori sovietici / della classe “Kirov”: / osservano il silenzio radar / per non lasciare impronte / nelle memorie di quelli inglesi. (2)

Se la guerra – come le donne e Roma, sempre, ma anche la Borsa, per esempio, nelle opere più recenti – è una costante, in profondità si muovono certe nitide ossessioni. Gibilterra, per esempio. L’altra è il radar (3), frequente occorrenza come il ghiaccio della Plath o l’aveugle di Eluard. Che l’Italia fosse stata all’avanguardia nello sfruttamento dei “raggi elettrici” e che nella Seconda Guerra Mondiale si procedesse ancora a vista è per Zeichen assolutamente intollerabile. Individua il problema in una differenza filosofica che ricorre spesso nei suo versi, quella che vede confrontarsi l’idealismo un po’ magico tedesco e il retorico umanesimo italiano con il neopositivismo anglosassone (4). Si scaglia con violenza contro questa cecità in una delle opere di Piccola Pinacoteca dedicata ad uno dei capolavori di una tardissima aeropittura, “INCUNEANDOSI NELL’ABITATO”, 1939, DI TULLIO CRALI che conlude

L’aereo in picchiata / si incunea fra assonometrici / grattacieli di N.N. / L’arretrata tecnica fascista / non allarma gli invisibili nemici, / avendo essa per scienza / solo la gonfia retorica, / e non il veggente radar. (p. 304)

VALENTINO ZEICHEN.jpg

Un MB339 PAN a Valle Giulia – probabilmente l’aviogetto che più si è avvicinato a Villalisorci, ultima e adeguata residenza di Zeichen il cui legame con Villa Borghese era fortissimo – sotto le ali del quale chiacchierano gli specialisti dell’AMI 

Zeichen butta lì con disinvoltura valutazioni tecniche di lucidità esemplare. POLVERE DI FUTURISMO è una sinossi dell’orientamento e del germe del fallimento della Regia Aeronautica, quella degli effimeri successi di Balbo

Fra un ragtime e l’altro / i falconieri angloamericani / estraevano dalla voliera / volatili rapaci da caccia, / ne ripiegavano i carrelli retrattili / dentro le panciute fusoliere / tenendo in considerazione / il decoro dell’aerodinamica. / Mentre Italo Balbo giocava / coi lenti, pigri idrovolanti, / specie di cassoni ingombranti; / aerei pompieri, appena buoni / per domare gli incendi / o fungere da guardia costiera. / Quell’incendiario Narciso / ammarava negli specchi / degli idroscali d’Italia / per ingigantire il riflesso. / Le appariscenti trasvolate / dal dispendioso spreco / furono la speciale idiozia / d’una tecnica obsoleta / che generò il mostro anfibio, / non del tutto inutile, poiché / ridivenne valore in lire / sui francobolli celebrativi. (p. 498)

Altro punto fondamentale di quegli anni l’aviazione navale, che coglie sia nella lungimiranza di YAMAMOTO (p. 217) che nel criminale difetto dei vertici militari italiani. Non risparmia infatti la Regia Marina con le sue “torte galleggianti da parata per la vista dei golosi gerarchi” (TRATTATO DI VERSAILLES, p. 214), mentre celebra l’eroismo sportivo degli incursori a lenta corsa (p. 222).

Una precisione tale quella di Zeichen che rimprovera l’indebita appropriazione di cui si rese responsabile Mimmo Palladino intitolando Cacciatore di Stelle una sua interpretazione del Piaggio P180 esposto nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano nel 2011. Ovviamente per il poeta di Starfighter ce n’è uno solo:

Forse il “Pennello” ignora / che il caccia F104 Starfighter / già volava nel millenovecentosessanta / lungo la Cortina di Ferro, / durante la Guerra Fredda; / inseguiva le Stelle Rosse / in coda ai MIG sovietici. / L’F104 sfiorava la velocità di Mach 2,4. / In accelerazione di gravità / i piloti svenivano dopo il decollo / incontrando la “visione nera”. / In Germania godeva fama / di “fabbrica di vedove” / anche di “bara volante”. / Complimenti all’artista. (5)

Se prevale l’interesse per la Seconda Guerra Mondiale, Zeichen è attento anche al contemporaneo. In ARTE BELLICO-MIMETICA (p. 420) mostra di non poter resistere a quell’opposizione vero/falso incarnata dai decoy che, realizzati dalla MVM di Torino, vennero utilizzati dagli irakeni durante la guerra del Golfo per ingannare i piloti della Coalizione.

Accanto ad un discorso narrativo diretto non poteva mancare quello allusivo. Soprattutto nell’amore, guerra e aviazione offrono un repertorio che Zeichen sfrutta con ironia. Dopo una serie di manovre acrobatiche con le quali lei lo scoraggia dall’inseguirla, AVIAZIONE (p. 40) si conclude con

Compresi quindi che stava col BARONE ROSSO /  e che non sarebbe più tornata in BARACCA.

Dresda diventa così espressione di una distruzione interiore, mentre l’aviazione si espande a rappresentare l’arte più nobile, la poesia stessa, macchina a volte in stallo dalla quale il pilota riesce a salvarsi soltanto eiettandosi. (6)

La poesia di Zeichen non è repulsiva, né oscura, né sperimentale, DICE VERAMENTE LE COSE. E’ un aristocratico mondano – e tanto – che non se la tira. E’ portarsi il caffè al tavolino e sedersi giusto un momento per leggere un pezzo di cronaca di Roma sul Messaggero. Solo più sorprendente, intenso, circostanziato e con tutto quel delizioso gusto di un abile spreco da sé e di una sottovalutazione dagli altri.

(1) SPAURACCHIO, p 46.

(2) GIBILTERRA, p. 203. L’esattezza dovuta alle Classi sovietiche/russe ricorre anche in DA ZOO GEOPOLITICA, p. 379.

(3) Anche in AI MITOMANI, p. 189.

(4) Soprattutto in BATTAGLIA D’INGHILTERRA, p. 206.

(5) IL P180 E L’F104, p. 468. La visione nera ricorre anche in ANALOGIE TRA IL CINEMA E UN QUADRO DI ANSELM KIEFER – “STERNEN FALL”, II, p. 441.

(6) I PERICOLI DEL VOLO, p. 389.

(testo e foto di Enrico Azzini, grazie a Silvia Mattioli per la sua copia di POESIE 1963 – 2014, Mondadori, Milano 2014)

SISTEMI DI PUNTAMENTO E COLLIMATORE GIROSCOPICO – Guida agli aerei della Seconda Guerra Mondiale

Posted in aircraft design, collimatore giroscopico, guida agli aerei, warbird on 31 gennaio 2017 by ruotenelvento

COLLIMATORE GIROSCOPICO - ENRICO AZZINI.JPG

Colpire un bersaglio in volo non è una passeggiata. Bisogna giocare d’anticipo e calcolare un mucchio di parametri. Per questo sono stati ideati aggeggi complicati come i collimatori a riflessione, altrimenti sarebbe bastato un semplice mirino a cannocchiale come quello davanti al parabrezza del simpatico e minuscolo Boeing P-26 Peashoter (cerbottana, letteralmente sparapiselli). Anche la condizione ottimale del combattimento aereo – arrivate mici mici in coda al vostro avversario – presenta delle difficoltà. Dovete sparare non dove È, ma dove SARÀ. Se poi state seguendo una traiettoria curva – tiro in deflessione – perché entrambi in virata, allora o siete bravi o vi serve anche un giroscopio.

E ora che avete un giroscopio? Tutto quello che riguarda i sistemi di puntamento e le ragioni progettuali che sono all’origine degli elementi che costituiscono un aereo da combattimento su AIRCRAFT FOR BEGINNERS, IBN Editore, p. 114, euro 13,00.

GUIDA AEREI SECONDA GUERRA MONDIALE

GUIDA AGLI AEREI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE – AIRCRAFT FOR BEGINNERS

Posted in B-17, B-25 mitchell, douglas dc 3, focke wulf 189, focke wulf 190, guida agli aerei, mitsubishi zero, P-51 mustang, vigna di valle with tags , on 29 aprile 2016 by ruotenelvento

AIRCRAFT FOR BEGINNERS

Vi piacerebbe avere in tasca un manuale che vi svela con parole semplicissime tutti i segreti e le ragioni progettuali che sono alla base degli aerei della Seconda Guerra Mondiale? E’ in libreria AIRCRAFT FOR BEGINNERS, IBN Editore, p. 114, euro 13,00.

Nel numero del settembre 2014 la rivista specializzata JP4 ne ha parlato in questi termini:

Gli aerei per il principiante, sarebbe stato il titolo in italiano, ossia una presentazione degli aerei della Seconda Guerra Mondiale a beneficio degli assoluti profani, in particolare moglie e fidanzate, per dare i rudimenti e spiegare i motivi di una passione. Un argomento leggero, ma presentando 25 aerei protagonisti, dal Rata al B-29, dal Macchi C.200 al Me 262, l’autore ne approfitta per spiegare i vari elementi di un aereo da combattimento, motore, strumentazione, ali, carrello, protezioni, prestazioni e come le considerazioni relative abbiano condizionato il progetto. Il testo è scritto con garbo e simpatia, ma anche con buone considerazioni tecniche, molto significative anche per chi si crede un esperto. Il tutto è illustrato da alcune foto di repertorio e da disegni dell’autore che evidenziano gli elementi di cui si sta parlando, molto efficaci. Un libretto ben concepito e realizzato, che ci è piaciuto molto.

MENTI IN GUERRA – Psicologia di un soldato che combatte – LAVINIA PANICO

Posted in film di guerra, ibn editore, post traumatic stress desorder, psicologia del combattente with tags , on 24 marzo 2016 by ruotenelvento

MENTI IN GUERRA - PSICOLOGIA SOLDATO

Lavinia Panico si addentra nel complesso universo della psicologia del combattente. Si tratta di uno di quegli argomenti che, seppur considerato in maniera estesa, lascia sempre un senso di insoddisfazione: come se si cercasse una verità univoca e nitidamente incisa in un ambito che è in realtà estremamente sfumato. E’ lo stesso oggetto che lascerà molte delle domande poste dall’autrice senza risposta. Il percorso di studio inoltre si è sempre presentato turbato da innumerevoli forze contrarie. Alle gerarchie militari avere psicologi e psichiatri tra gli anfibi non è mai piaciuto molto. Mai significa che nonostante lo scarto tra carne da cannone e maggiore attenzione agli aspetti psichici che contraddistingue l’ultimo sanguinoso secolo di storia anche oggi resistenze di varia origine (la prima è sicuramente quella di natura pensionistica) ostacolano il riconoscimento dello stress da combattimento come vera ferita. Una conferma è l’ondivaga definizione del PTSD (post-traumatic stress desorder) nei DSM (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali pubblicata dall’American Psychiatric Association), declassificato come disturbo d’ansia e poi ripreso dal più recente (il V, 2013) come connesso a trauma e fattori di stress.

Fondamentale appare il ruolo del gruppo, a tutti i livelli e con segni di carattere opposto. La diffusa affermazione che la vera ricompensa del combattente è il cameratismo rivela – al di là di altre ragioni ideali, morali, d’interesse – il movente psichico principale che permette al soldato di vincere qualsiasi difficoltà e scrupoli morali. Accanto ad una persistenza tradizionalista, “punitiva” o di altro carattere (Freud per esempio si ostinava a scavare alla ricerca di precoci esperienze sessuali di fronte anche a chi magari era stato giorni interi a fare il topo di trincea sotto il devastante fuoco dell’artiglieria, vorrei vedere a lui) del trattamento psicologico dei traumi, i risultati migliori nel recupero si sono ottenuti proprio con un atteggiamento dolce che prevedeva il reinserimento tra i commilitoni. D’altra parte la costituzione di un gruppo, sia primario (la forte coesione, la suddivisione delle responsabilità, l’anonimato, la sensazione di fornire un contributo importante che agisce al livello delle unità minori) che secondario (legato ad un prestigio ed una legittimazione reggimentale), è inevitabilmente funzionale all’esclusione dell’altro e consolida la rappresentazione e una possibile deumanizzazione del nemico.

Dall’opera emergono elementi inaspettati, tra i quali l’altissimo numero di combattenti statunitensi della Grande Guerra che allo scoppiare della Seconda erano ancora ospedalizzati per problemi di natura psicologica. Più vicino a noi, la significativa incidenza dei suicidi (evidenti e simulati da incidenti) nei reduci di tutti i conflitti ormai pienamente asimmetrici che hanno posto nuovi problemi a partire dai danni collaterali che coinvolgono un maggior numero di civili con relativo sorgere di più violenti e frequenti sensi di colpa.

Uno degli episodi sui quali Lavinia Panico concentra la sua attenzione è l’attacco portato da due elicotteri Apache statunitensi in un distretto di Bagdad ad un gruppo di civili, tra i quali due corrispondenti irakeni della Reuters, Said Chmagh e Namir Noor Elden

Purtroppo letteratura e studi si concentrano sulla psicologia del fante, lasciando ampie zone d’ombra per quel che riguarda i combattenti delle altre Forze Armate. Va segnalato che l’interesse per i piloti è aumentato quando i piloti hanno cominciato a spostarsi da Martin Baker e manetta a poltrona a rotelle e joystick, come in un certo senso dimostra anche l’uscita – con un buon successo di pubblico – di Good Kill (2015). I casi relativi all’aeronautica citati nel testo sono dunque pochi e marginali perché in azione l’aviatore sfugge non solo alla dinamica dei gruppi, ma anche perché opera alla massima distanza, mettendo spazio tra sé e la visione disturbante del bersaglio colpito.

Lavinia Panico – MENTI IN GUERRA – Psicologia di un soldato che combatte, IBN Editore, p. 166, EURO 15,00