COLLOQUIO TRA UN ALTO UFFICIALE DELLA REGIA AERONAUTICA E IL FRATELLO SCRITTORE

PALAZZO DELL'AERONAUTICA PILOTA UFFICIALE E SCRITTORE

1938: in una sala del Ministero dell’Aeronautica E. accoglie il fratello C. E.. A suo agio nell’uniforme da Tenente Colonnello, E. è il  ragazzo irrequieto di sempre, che sembra scalciare alla vita anche da seduto. Ogni più piccolo movimento turberebbe la melanconica rigidità del fratello scrittore e potrebbe svelare lisi dettagli del suo abito.

Entrambi i fratelli vivono a Roma, ma si incontrano solo due o tre volte l’anno. Lo scrittore esprime la sua malinconica irrequietezza anche topologicamente, cambiando continuamente alloggio, di pensione in pensione, di affittacamere in affittacamere. Il Tenente Colonnello E. – è prossima la sua promozione a Generale – invece vive dal ’34 in una palazzina signorile al Quartiere Trieste insieme alla moglie, il soprano leggero A. A.. Si incontrano nell’ufficio di E., una delle sale delle Carte Geografiche del Palazzo dell’Aeronautica.

E. si è imposto di mantenere il colloquio su un tono cordiale e volto alla riconciliazione, cercando di evitare di tornare anche solo per scherzo sulle scarse attitudini militari e lo spirito combattivo di C. E.. In una delle ultime lettere – seguita al contrasto di opinioni riguardo alla necessità di vendere o conservare la proprietà della casa di villeggiatura voluta dal padre – gli ha scritto come la sua “geremiade gastrica” sia senza dubbio differente da come hanno vissuto il conflitto non dico gli eroi, ma coloro che hanno sopportato con stoicismo la trincea e l’assalto. Avrebbe voluto aggiungere che “guarda un po’, il diario dei tuoi momenti più gloriosi è proprio quello sparito”, ma poi aveva soprasseduto.

Anche la vita professionale non è stata lasciata fuori dalla corrispondenza più recente, ricordando quei “quindici anni scarsi consacrati alla vera professione”. Qui E. deve essersi fatto bene i conti, o molto probabilmente li teneva già pronti. Rimproverava inoltre l’acredine nei confronti della famiglia tutta, che se non l’ha sempre sostenuto nei suoi cambiamenti d’umore, però gli ha offerto quel benessere che gli consente oggi di dedicarsi interamente alla professione di scrittore. Era evidente il riferimento alla mamma recentemente scomparsa, che dopo una vita dedicata all’insegnamento anche in luoghi lontanissimi da casa e dalla famiglia era andata in pensione a settanta anni.

C. E. sbuffa, lo sguardo dello scrittore cerca degli appigli nella grande sala rivestita di legno. Oltre l’aquila dello schienale dove siede il fratello, la carta geografica dipinta alla parete non la trova d’aiuto: Oceano Indiano… Oceano Indiano… il Madagascar… il Maradagal… niente. Le decorazioni – medaglie e nastrini ben distribuiti in una teca di mogano – contribuiscono al suo pessimo umore. Gli era giunta voce, comunque, che la prima vittoria aerea, quella del maggio ’18, era stata esclusivamente il frutto di una fortunata coincidenza.

– Dovresti baciare la terra sulla quale cammina, invece di cospirare continuamente contro di lei, fino ad immaginare addirittura di assassinarla. Anche la tua attitudine è molto meno cristallina di quello che potrebbe far pensare chi si scaglia con tale veemenza contro certe pessime abitudini che ritieni connaturate alla nostra razza.
Si scuote ad ascoltare questa accusa, ma in realtà il fratello sorride affabilmente e gli sta chiedendo:

– E il tuo prossimo libro? Ti confesso che quello sulla guerra nonostante il Premio non mi ha molto convinto.
– Ci sto lavorando. Sono pronti dei primi tratti.

Ecco. Gli mancava di definire… qualcosa non gli tornava, come un movente interno, non l’unico né il principale, ma un elemento forte che non si era verificato e che lo indispettiva.

– Dei tratti? Come a dire delle puntate?
– Sì. Delle puntate.
– Puntate, quindi. Bene, bene. Anche se – si china in avanti e abbassa la voce fino ad assumere un tono benevolo e confidenziale – certo sarebbe ovviamente più opportuno limitarsi a ricevere un anticipo da un solo editore senza prometterlo a tre contemporaneamente.
– Ma la malattia, il trasloco. La mamma.
– Capisco, capisco fratellissimo. – Si stende all’indietro e sorride – Ma la vita procede. Velocissima. Come un aeroplano. Poi ci sarebbe anche la Società Italiana per la Diffusione del Volframio che mi ha segnalato – si tratta di un amico qui del Ministero, non ti preoccupare, nulla di ufficiale – che dell’articolo che ti era stato commissionato per la rivista non hanno ancora visto una pagina. Né l’Enciclopedia Italiana per la relativa voce.
– Vedrò di provvedere. Senza farmi venire una nuova crisi di nervi.
– Ma su, su, fratellone, coraggio! Andiamo. È pronta una vettura che ci porterà a quell’osteria a Corso Umberto dove vai sempre, come si chiama? Quello delle puntarelle. Augusto, no?
– Meglio da l’Aliciaro. Preferirei fare una passeggiata, però. Più veloce del piroscafo mi mette un terrore che non immagini.

Enrico Azzini per AVIODADA

Annunci

Una Risposta to “COLLOQUIO TRA UN ALTO UFFICIALE DELLA REGIA AERONAUTICA E IL FRATELLO SCRITTORE”

  1. […] Oltre alla biografia del fratello bello, spensierato e aviatore, Enrico Azzini ha già pubblicato intorno a Gadda COLLOQUIO TRA UN ALTO UFFICIALE DELL’AERONAUTICA E IL FRATELLO SCRITTORE. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: