Archive for the aeroporto roma urbe Category

ALITALIA – Ascesa e declino – GIUSEPPE D’AVANZO

Posted in aereo precipita su roma, aeroporto roma urbe, alitalia, carpatair, disastro linate, italo balbo, klm, Rome FCO with tags on 27 giugno 2013 by ruotenelvento

ALITALIA

  • un pilota di 747 amico di famiglia mi regala un orsacchiotto di peluche immediatamente soprannominato Jumbo (circa 1972: il primo, I-DEMA, effettuò il primo volo di linea il 5 giugno 1970)

  • ragazze snelle e alte ed eleganti in tailleur verde/blu (di Mondrian) con i capelli raccolti in crocchia chiedono: dove va stavolta? (1998)

  • il long skate gratta l’asfalto con uno slide grabless spezzando il downhill giù a manetta su viale Gagarin (2013)

Se ne potrebbero trovare infiniti di questi incroci e soprattutto per chi ha vissuto a Roma Alitalia è un po come il mondo dorato del cinema, difficile trovare qualcuno che non ci sia stato dentro, magari solo per un giorno da generico.

E Giuseppe D’avanzo nel mondo Alitalia c’è stato dentro veramente, ne conosce retroscena e soprannomi dei protagonisti. Il volume è un’edizione aggiornata di quel La Freccia Alata che venne pubblicato nel 2007, proprio nel momento cruciale – ipotetico – nel quale Alitalia cercava contemporaneamente di sanare una situazione finanziaria al collasso e di guadagnare un ruolo globale con una “massa critica” – definizione che Prodi, presidente di quell’IRI proprietario di Alitalia faceva circolare già dalla seconda metà degli anni Ottanta – di rispetto. Se insomma nel 2007 era sorta la necessità di fare un po’ il punto, a maggior ragione era indispensabile tornarci dopo 6 anni burrascosi che hanno visto gli sviluppi del Piano Fenice.

L’autore, pilota e giornalista d’esperienza, con grande abilità e chiarezza permette al lettore di orientarsi in una situazione che si fa via via più complessa. Uno dei fili rossi che unisce i primordi al contemporaneo è quel sottobosco di maneggi e di pettegolezzi – definibile come “l’abitudine romana” – un filo rosso che si svolge a tutti i livelli, dalla Serpentara, regno salario di Bruno Velani ai tempi della creazione di Roma come centro dell’architettura radiale di Ala Littoria (ma nel dopoguerra l’ingegnere sarà fino al 1974 figura fondamentale di Alitalia) al più recente confronto tra cassaintegrati Alitalia del Superelite di Casal Palocco VS piloti CAI del Fioranello Golf Club. L’apertura dedicata proprio al periodo dal 2007 al 2013 – l’autore copre fino all’incidente dell’ATR 72 in wet leasing da Carpatair – sposta il baricentro sul peggio, ma sia chiaro che ci sono uomini brillanti e determinati (manager, personale di volo e di terra) ci sono utili e ricavi, e c’è una flotta che copriva il pianeta con i liner più moderni – si immagina l’entusiasmo del primo volo dei grandi intercontinentali e che in un colpo di sensazionale ottimismo lasciò anche 300.000 dollari (poi restituiti) di preopzione nelle mani di chi portava avanti il progetto del supersonico SST. Un supersonico con la livrea Alitalia: li mortacci!

PERSONALE NAVIGANTE

Dove una volta il personale navigante di Alitalia parcheggiava l’automobile oggi ci vado in skate. Il terreno alla Magliana era stato acquistato nel ’63 per il centro elettronico ed informatico e si rivelò un affare sia per il valore intrinseco che per i successi dell’attività in campo gestionale ed operativo, con i sistemi software venduti all’estero. Il Centro Direzionale divenne operativo nei primi anni ’80 – battezzato con il solito gusto un po’ grandguignolesco Alicatraz = Alitalia + Alcatraz – e abbandonato nel 2008 per “il Cremlino” di Fiumicino. 

Uno degli aspetti più sensazionali del libro è che la storia di una Compagnia Aerea si fa non solo Storia di una Nazione (e fin qui ci si poteva arrivare) ma anche repertorio di tutte le possibilità che offrono finanza e politica. E’ difficile che una persona di etica media rimanga indifferente di fronte al groviglio di rapporti tra uomini di governo, dirigenti, industriali e sindacati e a stupefacenti forme di masochismo, per le quali il vertice è sicuramente rappresentato dal Presidente del Consiglio Berlusconi un giorno collettore di capitali nazionali di salvataggio e il successivo affossatore con berretto da ferroviere. Insomma il libro da leggere per sapere, tra tante altre cose, per quale motivo in flotta c’era una maggioranza di Douglas (compensazioni per gli impianti Aerfer/Aeritalia di Pomigliano) oppure la ragione per cui per un decennio una società già in forte crisi si è dovuta dissanguare per tenere in piedi l’hub doppione di Malpensa.

Giuseppe D’Avanzo – ALITALIA – Ascesa e declino, IBN Editore, pp 258, euro 18,00

Enrico Azzini per AVIODADA

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LA FIONDA DI DAVID – 1948: nascita ed esordio dell’Aviazione Militare Israeliana – Francesco Greco

Posted in aeronautica israeliana, aeroporto roma urbe, avia s 199, B-17, beechcraft bonanza, C-46 commando, guerra dei sei giorni, IAF, ibn editore, Kheil HaAVir with tags , , on 26 luglio 2012 by ruotenelvento

Come nasce l’Aeronautica Militare più efficiente del mondo? Ce lo spiega Francesco Greco con un dettagliato volume che copre i primi due anni dell’aviazione israeliana, quelli della Guerra d’Indipendenza e dei suoi prodromi, tra il ’47 e il ’49. Se la storia della clandestinità aeronautica è ricca di episodi romanzeschi, da Galland che pilota della nascente Luftwaffe mi passeggia per le Puglie alle attività di Air America in Vietnam, la stessa sopravvivenza di Israele è dovuta ad una serie di rocambolesche avventure per procurare armi e, soprattutto, per farle giungere in una Nazione sotto embargo. Con motivazioni, morale e aggressività costantemente superiori a quelli degli avversari, la Heil Ha’Avir fu capace di ribaltare una sensibile inferiorità numerica e di acquisire quell’esperienza che fu determinante negli anni successivi e culminò con il successo assoluto della Guerra dei Sei Giorni. Nata con delle fragili unità territoriali dotate di vecchi biplani polacchi e di monoplani da osservazione inglesi, l’Aeronautica Israeliana crebbe fino a schierare aerei da caccia e quadrimotori da bombardamento mentre si sviluppavano quelle tattiche operative e quella rete logistica indispensabili per la guerra contemporanea. La crescita avvenne a tutti i livelli, senza trascurare la componente cargo che si rivelerà insostituibile per trasportare armi e caccia smontati nelle stive e quella meno clamorosa che con i vecchi apparecchi delle 3 unità territoriali continuerà incessantemente a rifornire i distaccamenti più isolati evacuando al ritorno il personale ferito.

Siamo in un periodo che se si fosse cristallizzato negli schieramenti avrebbe riempito i Centri Sociali di stelle di Davide piuttosto che di kefiah, mentre probabilmente molti di quelli che frequentavano la Scuola delle Frattocchie sarebbe andati a lavorare in un kibbutz nel Negev. L’Unione Sovietica aveva a cuore la causa sionista molto più degli USA, rigorosi ad applicare l’embargo. Così tutto proveniva o passava per i Paesi d’oltre cortina, con la Cecoslovacchia in primo piano ad offrire caccia – prima gli Avia e poi gli Spitfire Mk.IX – parti di ricambio e manutenzione. Anche la Jugoslavia fece la sua parte, consentendo ai caccia provenienti dalla Cecoslovacchia di rifornirsi prima dell’ultimo grande balzo – 2250 km da percorrere con un aereo che durante la 2. Guerra Mondiale aveva un’autonomia massima, con serbatoi ausiliari, attorno ai 1600! – verso gli aeroporti israeliani.

Fondamentale anche il ruolo dell’Italia, tanto che la prossima volta che girerò a Castiglione del Lago penserò a un C-46 che si attacca ai freni per rimanere in una pista un pò cortina per i Commando, figuriamoci per i Constellation che sarebbero dovuti arrivare da Panama. Un ruolo contraddittorio, che da una parte permetteva a Roma di essere uno dei punti nevralgici dell’addestramento dei piloti israeliani e dall’altra vendeva aerei all’Egitto e alla Siria, con conseguenze tragiche come i numerosi attentati e sabotaggi che danneggiarono sia gli Ebrei che gli Arabi.

E’ interessante notare come nel complesso i mezzi coinvolti furono quantitativamente irrisori. Se la Heil Ha’Avir poteva contare su poche decine di velivoli da combattimento “puri”, peggio stavano le forze terrestri con una sola Brigata Corazzata forte di 2 (due) Cromwell – rubati ai britannici – e qualche vecchio Hotckiss francese. Da un punto di vista più tecnico tra i ratei di operatività stupiscono quelli – diametralmente opposti – dei B-17 e degli Avia S-199. I quadrimotori, macchine impiegate su rotte brevi ma non certo di primo pelo, furono dei muli instancabili, mentre i caccia nati in Cecoslovacchia ibridando i Bf. 109 G con lo Jumo degli He.111 erano un vero incubo che alla stretta carreggiata del Messerschmitt univa un’elica dalla coppia esagerata. Ma quella era la roba disponibile, e anche gli Egiziani e i Siriani con i Macchi 205 e i Fiat G.55 non fecero un affare molto migliore.

LA FIONDA DI DAVID – 1948: nascita ed esordio dell’Aviazione Militare Israeliana – Francesco Greco – pp. 240 – EURO 25,00

Enrico Azzini per AVIODADA

STORIA DI UN AEROPORTO – Da Roma Littorio a Roma Urbe – Alfredo Stinellis

Posted in aeronautica militare italiana, aeroporto roma urbe, difesa antiaerea roma, ibn editore, servizi aerei speciali with tags on 25 giugno 2012 by ruotenelvento

E’ sempre così difficile volare in Italia e fare cultura aeronautica. Già l’oggetto si presta poco a una comprensione comune piatta e monodimensionale – che non calcoli tutti gli indotti, insomma – e poi non c’è preventivo che non sia sforato. Così nemmeno quando un Regime ben orientato verso la terza dimensione ci si mette d’imperio le cose non girano per il verso giusto. L’aeroporto dell’Urbe sorge come iniziativa privata del Conte Bonmartini e della sua Compagnia (nata come Cooperativa) Nazionale Aeronautica con l’intenzione di non disperdere il ricco patrimonio di esperienze acquisito durante la Grande Guerra. La CNA si occupa della prima istruzione per i piloti militari migrando da Centocelle a Montecelio e poi a Cerveteri prima di trovare il suo spazio tra la Salaria e il Tevere, dove un impianto all’avanguardia viene completato in soli 9 mesi, uno addirittura in meno del previsto. Siamo nel ’28 e non manca niente: oltre alla pista – in erba – il necessario idroscalo che sfrutta le acque di un fiume ancora biondo – siamo in anni nei quali il traffico di idro e anfibi è ancora consistente – un gigantesco hangar a due piani e le strutture logistiche e ricettive sfruttate, oltre che da trasvolatori più o meno audaci, anche dal bel mondo romano, a ciucciar granatine e spume con la paglietta in testa sul terrazzo dell’albergo. Stinellis ci racconta la storia di questo aeroporto romano invischiato per oltre mezzo secolo in una fatale promiscuità tra militare e civile, con i contrasti tra CNA e Balbo (che leva la convenzione per l’istruzione per i piloti militari) e la minaccia delle esondazioni tiberine. La guerra e il bombardamento del 19 luglio 1943 daranno il colpo di grazia: e dalla documentazione che l’autore acclude non poteva essere altrimenti, considerata la ridicola consistenza dei pezzi AA (6 da 20 e 2 da 90…) attorno all’impianto. Nonostante tutte le difficoltà l’aeroporto ha un ruolo di protagonista nella storia dell’aeronautica nazionale e attorno ad esso si saldano le tessere che formano lo scheletro dei trasporti militari – soprattutto con la formazione dei Comando Servizi Aerei Speciali – e di quelli civili, senza dimenticare l’attività dell’Aeroclub Roma. Nel dopoguerra alla difficile ripartizione di competenze si aggiungono gli appetiti dei palazzinari di fronte a tutti quegli ettari di terreno edificabile. Tra i tentativi di ampliare le possibilità dell’aeroporto, sia durante il Fascismo che nel dopoguerra, quello dell’autodromo per Roma – argomento trattato in un altro volume dello stesso editore, BOLIDI ROSSI E CAMICIE NERE – e la fantastica avventura dello spazio che dai laboratori dell’Urbe porterà alle piattaforme di fronte alla costa keniana con i successi del programma dei satelliti San Marco.

Enrico Azzini per AVIODADA

IL DAKOTA DI KLM A ROMA – URBE

Posted in aeroporto roma urbe, dakota, douglas dc 3, klm with tags , on 25 settembre 2011 by ruotenelvento

I grossi radiali di papa bravo alpha scuotono la quiete dell’aeroporto romano dell’Urbe. Versione militare del DC-3, questo bimotore (sn 42-100971) è stato impegnato dall’USAAF nel 1944 per il lancio di paracadutisti e subito dopo il conflitto ha preso marche olandesi (PH-PBA) come trasporto per i membri della Casa reale. Nel 1975 è stato uno dei protagonisti statici del Museo Aviodome di Amsterdam, poi dopo un breve restauro nel 1998 è tornato in airworthy condition. Nel 2010 ha assunto la livrea KLM e in questi giorni è in tour per celebrare gli 80 anni del collegamento Amsterdam-Roma. Un grazie a Marco “bluestar” per la segnalazione dell’arrivo di PH-PBA a Roma-Urbe.