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L’AEREO VALENTINO ZEICHEN

Posted in aviazione e letteratura, battle of britain, futurismo, italo balbo, letteratura aeronautica, mb 339 pan valle giulia, mimmo palladino, roma, valentino zeichen with tags , , on 5 febbraio 2017 by ruotenelvento

VALENTINO ZEICHEN POESIE.JPG

Come accade a tutti i poeti, non ci si accorgerebbe di quelli contemporanei se non li rendesse noti la morte. Anticipata, normalmente, da indigenza, casa fatiscente (abusiva) e ictus, al quale tutti cominciano ad urlare Legge Bacchelli, Legge Bacchelli! E come tutti gli intellettuali italiani, non ci si accorgerebbe che parlano di aviazione se non gli si sfogliassero a caso le opere. Valentino Zeichen – che è morto – scrive di aeronautica e di guerra con quella familiarità e quell’entusiasmo che in genere infastidisce la cultura ufficiale di un Paese che le guerre non ha mai denunciato di farle, gli sono sempre capitate un po’ per caso, ah.

Benché poi tutto romano, Zeichen nasce e trascorre i primi anni in una Fiume sorvolata dai B-17 in missione verso l’Austria (in FIUME 1944, p. 418, a “quote regali” in INFANZIA, p. 225). Non affronta l’aereo con leggerezza, ma sempre con proprietà scientifica

Dalle figurine copiammo in segreto / i progressi dell’aviazione nel secondo conflitto mondiale / e progettammo un velivolo dall’inedita linea aerofallica / battezzandolo ereticamente Vulcan. / Era un caccia strategico con ali a delta, / volava a basse quote tra le file dei banchi / sfuggendo all’intercettazione oculare / ed acustica della maestra. (1)

Il lavoro di Zeichen manifesta un’approfondita conoscenza non solo sul corto respiro, ma anche funzionale, tanto da spiegare meglio di molti tecnici meccanismi operativi, come per esempio la SIGINT

Da secoli i guardiamarina / tengono puntati i binocoli / sul passaggio dello stretto. / Ingigantita dalle lenti, / lo attraversa una squadra / d’incrociatori sovietici / della classe “Kirov”: / osservano il silenzio radar / per non lasciare impronte / nelle memorie di quelli inglesi. (2)

Se la guerra – come le donne e Roma, sempre, ma anche la Borsa, per esempio, nelle opere più recenti – è una costante, in profondità si muovono certe nitide ossessioni. Gibilterra, per esempio. L’altra è il radar (3), frequente occorrenza come il ghiaccio della Plath o l’aveugle di Eluard. Che l’Italia fosse stata all’avanguardia nello sfruttamento dei “raggi elettrici” e che nella Seconda Guerra Mondiale si procedesse ancora a vista è per Zeichen assolutamente intollerabile. Individua il problema in una differenza filosofica che ricorre spesso nei suo versi, quella che vede confrontarsi l’idealismo un po’ magico tedesco e il retorico umanesimo italiano con il neopositivismo anglosassone (4). Si scaglia con violenza contro questa cecità in una delle opere di Piccola Pinacoteca dedicata ad uno dei capolavori di una tardissima aeropittura, “INCUNEANDOSI NELL’ABITATO”, 1939, DI TULLIO CRALI che conlude

L’aereo in picchiata / si incunea fra assonometrici / grattacieli di N.N. / L’arretrata tecnica fascista / non allarma gli invisibili nemici, / avendo essa per scienza / solo la gonfia retorica, / e non il veggente radar. (p. 304)

VALENTINO ZEICHEN.jpg

Un MB339 PAN a Valle Giulia – probabilmente l’aviogetto che più si è avvicinato a Villalisorci, ultima e adeguata residenza di Zeichen il cui legame con Villa Borghese era fortissimo – sotto le ali del quale chiacchierano gli specialisti dell’AMI 

Zeichen butta lì con disinvoltura valutazioni tecniche di lucidità esemplare. POLVERE DI FUTURISMO è una sinossi dell’orientamento e del germe del fallimento della Regia Aeronautica, quella degli effimeri successi di Balbo

Fra un ragtime e l’altro / i falconieri angloamericani / estraevano dalla voliera / volatili rapaci da caccia, / ne ripiegavano i carrelli retrattili / dentro le panciute fusoliere / tenendo in considerazione / il decoro dell’aerodinamica. / Mentre Italo Balbo giocava / coi lenti, pigri idrovolanti, / specie di cassoni ingombranti; / aerei pompieri, appena buoni / per domare gli incendi / o fungere da guardia costiera. / Quell’incendiario Narciso / ammarava negli specchi / degli idroscali d’Italia / per ingigantire il riflesso. / Le appariscenti trasvolate / dal dispendioso spreco / furono la speciale idiozia / d’una tecnica obsoleta / che generò il mostro anfibio, / non del tutto inutile, poiché / ridivenne valore in lire / sui francobolli celebrativi. (p. 498)

Altro punto fondamentale di quegli anni l’aviazione navale, che coglie sia nella lungimiranza di YAMAMOTO (p. 217) che nel criminale difetto dei vertici militari italiani. Non risparmia infatti la Regia Marina con le sue “torte galleggianti da parata per la vista dei golosi gerarchi” (TRATTATO DI VERSAILLES, p. 214), mentre celebra l’eroismo sportivo degli incursori a lenta corsa (p. 222).

Una precisione tale quella di Zeichen che rimprovera l’indebita appropriazione di cui si rese responsabile Mimmo Palladino intitolando Cacciatore di Stelle una sua interpretazione del Piaggio P180 esposto nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano nel 2011. Ovviamente per il poeta di Starfighter ce n’è uno solo:

Forse il “Pennello” ignora / che il caccia F104 Starfighter / già volava nel millenovecentosessanta / lungo la Cortina di Ferro, / durante la Guerra Fredda; / inseguiva le Stelle Rosse / in coda ai MIG sovietici. / L’F104 sfiorava la velocità di Mach 2,4. / In accelerazione di gravità / i piloti svenivano dopo il decollo / incontrando la “visione nera”. / In Germania godeva fama / di “fabbrica di vedove” / anche di “bara volante”. / Complimenti all’artista. (5)

Se prevale l’interesse per la Seconda Guerra Mondiale, Zeichen è attento anche al contemporaneo. In ARTE BELLICO-MIMETICA (p. 420) mostra di non poter resistere a quell’opposizione vero/falso incarnata dai decoy che, realizzati dalla MVM di Torino, vennero utilizzati dagli irakeni durante la guerra del Golfo per ingannare i piloti della Coalizione.

Accanto ad un discorso narrativo diretto non poteva mancare quello allusivo. Soprattutto nell’amore, guerra e aviazione offrono un repertorio che Zeichen sfrutta con ironia. Dopo una serie di manovre acrobatiche con le quali lei lo scoraggia dall’inseguirla, AVIAZIONE (p. 40) si conclude con

Compresi quindi che stava col BARONE ROSSO /  e che non sarebbe più tornata in BARACCA.

Dresda diventa così espressione di una distruzione interiore, mentre l’aviazione si espande a rappresentare l’arte più nobile, la poesia stessa, macchina a volte in stallo dalla quale il pilota riesce a salvarsi soltanto eiettandosi. (6)

La poesia di Zeichen non è repulsiva, né oscura, né sperimentale, DICE VERAMENTE LE COSE. E’ un aristocratico mondano – e tanto – che non se la tira. E’ portarsi il caffè al tavolino e sedersi giusto un momento per leggere un pezzo di cronaca di Roma sul Messaggero. Solo più sorprendente, intenso, circostanziato e con tutto quel delizioso gusto di un abile spreco da sé e di una sottovalutazione dagli altri.

(1) SPAURACCHIO, p 46.

(2) GIBILTERRA, p. 203. L’esattezza dovuta alle Classi sovietiche/russe ricorre anche in DA ZOO GEOPOLITICA, p. 379.

(3) Anche in AI MITOMANI, p. 189.

(4) Soprattutto in BATTAGLIA D’INGHILTERRA, p. 206.

(5) IL P180 E L’F104, p. 468. La visione nera ricorre anche in ANALOGIE TRA IL CINEMA E UN QUADRO DI ANSELM KIEFER – “STERNEN FALL”, II, p. 441.

(6) I PERICOLI DEL VOLO, p. 389.

(testo e foto di Enrico Azzini, grazie a Silvia Mattioli per la sua copia di POESIE 1963 – 2014, Mondadori, Milano 2014)

AMELIA EARHART – FELICE DI VOLARE

Posted in aviatrici famose, aviazione e letteratura, chuck yaeger, phoebe omlie, pitcairn PCA-2, powder puff derby, the right stuff with tags on 8 maggio 2015 by ruotenelvento

AMELIA EARHART FELICE DI VOLARE

Nell’edizione italiana in copertina la Earhart è nell’abitacolo di uno Stearman Hammond Y, un bitrave di coda nato dal concorso patrocinato nel ’34 dal Bureau of Air Commerce per un aereo sicuro ed economico (sui 700 $). Indirettamente l’aviatrice americana compare anche in Peanuts, quando Piperita Patty e Marcie prendono il via con un… ehmmm… Sopwith Camel… in quello che la stampa avevano soprannominato Derby Piumino da Cipria: la Earhart era stata una delle protagoniste della prima edizione del ’29.

Esuberante e terribilmente curiosa, Amelia Earhart trascorre i primi anni del Novecento incerta sul futuro. Lavora, conforta i reduci della Grande Guerra e frequenta corsi a ispirazione: da quello di fotografia a quelli di medicina e di fisica all’Università, da quello di mimo (che le sarà utile nel lavoro di assistente sociale) a quello ovviamente di volo. Non erano anni facili per essere aviatore, tra immaturità dei materiali e linee di binari come unico riferimento in navigazione, figuriamoci per essere aviatrice. Earhart ce la fa, felice, sorridente e divertita – il titolo originale è The fun of it – e poi esplode col primo volo transatlantico di una donna, anche se solo da passeggera: era già brevettata, ma non aveva punto esperienza di volo strumentale. Comincia da qui il suo ingresso nell’aviazione, senza preclusioni, su tutto l’orizzonte. Promuove le ancora esitanti linee commerciali, soprattutto per trovare il modo per rendere familiare un mezzo completamente nuovo, visto con diffidenza, prima con la Transcontinental Air Transport e poi con il coinvolgimento personale nella New York – Philadelphia – Washington Airway. Questo intento didattico-rassicurante attraversa sia l’intera autobiografia, completata nel 1932, al ritorno dall’Atlantico in solitaria, che la rubrica su Cosmopolitan, un angolo della posta che non mancava di incoraggiare a seguire la passione per il volo. Un elemento estremamente interessante è che Amelia si dedicò con particolare impegno all’ala rotante – quella fruibile all’inizio degli anni Trenta, certo – pilotando per gli Stati Uniti un Pitcairn PCA-2. Oggi il settore degli autogiro riguarda solo gli ultraleggeri, ma il velivolo aveva la fusoliera di un aereo dalle dimensioni di uno Stearman, mosso da un Wright a 9 cilindri da 330 cavalli; come configurazione era ancora piuttosto freak, tanto da venire impiegato soprattutto come mezzo pubblicitario (quello della Earhart era sponsorizzato da un Marchio di burro di noccioline, cicche da masticare e altre sane delicatezze USA). L’autobiografia ripercorre infine a ritroso la storia di pioniere ed aeronaute – quelle del più leggero dell’aria – ma sempre con un occhio attento all’abbigliamento. Certe tipe come Pancho Barnes (quella dell’Happy Bottom Riding Club frequentato da Yaeger e gli altri con la stoffa giusta) o Phoebe Omlie, recordwoman d’altitudine e consigliera del Presidente; da Elinor Smith, che scatenò un bel po’ di casino passando sotto i ponti di New York ad un buon numero di wingwalker, paracadutiste, collaudatrici ed istruttrici, senza dimenticare quelle che dietro le quinte permisero all’aeronautica di svilupparsi in tutta la sua grandezza.

Amelia Earhart (traduzione di Michela Pezzarini), FELICE DI VOLARE, Elliot, Roma 2015 – Euro 17,50

Enrico Azzini per AVIODADA

UN PILOTA ITALIANO DELLA GRANDE GUERRA: ENRICO GADDA

Posted in 35 squadriglia, 83 squadriglia, aviazione e letteratura, carlo emilio gadda, enrico gadda, fahrenheit radio 3, futurismo, grande guerra, savoia pomilio, SIA SP3, stuparich with tags , on 14 gennaio 2015 by ruotenelvento

PILOTA ITALIANO GRANDE GUERRA ENRICO GADDA

Tessera di riconoscimento di Enrico Gadda (Archivio Liberati)

LA GRANDE GUERRA AD USO E CONSUMO DELL’INTELLETTUALE CONTEMPORANEO

Come si sa, cade quest’anno il centenario dell’intervento dell’Italia in quella che fu in seguito definita Grande Guerra. Più il tempo permette di scoprire e studiare nuovi documenti e più si allontana la percezione – anche negli ambienti più illuminati, penso per esempio ad una lunga e stupita serie di trasmissioni di Fahrenheit su Radio 3 – di cosa rappresentò quella vigilia per tutta una generazione. Se le origini più immediate assumono il semplificato contorno di una irrimediabile futilità, la fatica più grande per gli intellettuali contemporanei è quella di comprendere come gli intellettuali di allora potessero essere così facilmente sensibili alla propaganda interventista: quasi degli imbecilli. A parte gli esteti, i narcisisti, gli antipolitici, gli antitedeschi è proprio così strano che dei borghesi colti del 1915 trovassero almeno una ragione valida per combattere? L’Austria non era famosa solo per una bibita energetica e delle palle di cioccolata e a quei giovani – soprattutto lombardi – il Concerto di Capodanno con la Marcia di Radetzky gli avrebbe dato il sangue in testa. Oggi invece siamo arrivati a considerare come episodio più esemplare e sincero della Prima Guerra Mondiale la tregua di Natale del ’14, fulgida testimonianza di un comune ed universale desiderio di pace dell’uomo. L’uomo europeo poteva essere pacifico, ma con la guerra era abituato a convivere e le sfumature sarebbero infinite, dall’occasione per una nuova Europa (uno Stuparich) al dissolversi in una comunità nuova e sincera e con la penna nera (un Jahier). Questo è, questo è quello che pensava il contemporaneo di quella guerra. La stessa generazione dei Gadda (Carlo Emilio era del ’93, Enrico del ’96) aveva già visto l’Italia impegnata militarmente prima in Abissinia e poi in Libia. Parte della Chiesa e del Socialismo non avevano mancato del resto di far avere la loro benedizione. Scrive il “tranquillo” Renato Serra, morto sul Podgora nemmeno due mesi dopo l’entrata in guerra, per esempio:

Perché non siamo eterni ma uomini; e destinati a morire. Questo momento, che ci è toccato, non tornerà più per noi, se lo lasceremo passare.(1)

IL CONTE DI SANTA FRECCIA

Enrico Gadda in fiera posa guerriera accanto ad un caccia SPAD (Archivio Liberati)

ENRICO GADDA

Enrico Gadda fu tra quei giovani e condivise con chi gli era vicino la decisione di arruolarsi volontario. I fratelli Gadda erano gli eredi di una tradizione familiare che con lo zio Giuseppe aveva attivamente partecipato al Risorgimento e che nel 1915 vedeva l’intervento come una nuova fase di quella Guerra d’Indipendenza che finalmente avrebbe strappato all’Impero Asburgico Trento e Trieste. Mettici poi l’essere giovane: e mettici l’avventura.

Non era entrato in un reparto da caccia che da due mesi scarsi quando l’incidente al ritorno di una missione di scorta arrestò ogni ulteriore possibilità combinatoria.

Enrico Gadda non ebbe così il tempo di raggiungere la fama di un Baracca o di un Piccio, ma si rivelò sempre un pilota capace e affidabile. Aveva assolto con regolarità 72 missioni di guerra (40 con la 35ª Squadriglia e 32 con l’83ª), prendendo dei rischi solo in caso di assoluta necessità, in particolare nei giorni di Caporetto, quando era di vitale importanza impedire che gli apparecchi cadessero in mano nemica. Carlo Emilio Gadda verrà a conoscenza della morte di Enrico solo nel gennaio dell’anno successivo, al ritorno dalla prigionia. Da quel giorno 50 anni della sua narrativa sono tutti attraversati – in modo complesso e contraddittorio – dall’assenza del fratello aviatore.

(1) Esame di coscienza di un letterato, in Scritti di Renato Serra, Le Monnier, Firenze 1958, p. 404.

Enrico Azzini – Il tenente pilota Enrico Gadda – Breve vita del Gadda bello, spensierato e aviatore – IBN, Roma 2014 – Euro 13,00

COLLOQUIO TRA UN ALTO UFFICIALE DELLA REGIA AERONAUTICA E IL FRATELLO SCRITTORE

Posted in 83 squadriglia, aeronautica militare italiana, aviazione e letteratura, aviazione prima guerra mondiale, carlo emilio gadda, enrico gadda, grande guerra, italo balbo, letteratura aeronautica, pilota prima guerra mondiale with tags on 13 gennaio 2015 by ruotenelvento

PALAZZO DELL'AERONAUTICA PILOTA UFFICIALE E SCRITTORE

1938: in una sala del Ministero dell’Aeronautica E. accoglie il fratello C. E.. A suo agio nell’uniforme da Tenente Colonnello, E. è il  ragazzo irrequieto di sempre, che sembra scalciare alla vita anche da seduto. Ogni più piccolo movimento turberebbe la melanconica rigidità del fratello scrittore e potrebbe svelare lisi dettagli del suo abito.

Entrambi i fratelli vivono a Roma, ma si incontrano solo due o tre volte l’anno. Lo scrittore esprime la sua malinconica irrequietezza anche topologicamente, cambiando continuamente alloggio, di pensione in pensione, di affittacamere in affittacamere. Il Tenente Colonnello E. – è prossima la sua promozione a Generale – invece vive dal ’34 in una palazzina signorile al Quartiere Trieste insieme alla moglie, il soprano leggero A. A.. Si incontrano nell’ufficio di E., una delle sale delle Carte Geografiche del Palazzo dell’Aeronautica.

E. si è imposto di mantenere il colloquio su un tono cordiale e volto alla riconciliazione, cercando di evitare di tornare anche solo per scherzo sulle scarse attitudini militari e lo spirito combattivo di C. E.. In una delle ultime lettere – seguita al contrasto di opinioni riguardo alla necessità di vendere o conservare la proprietà della casa di villeggiatura voluta dal padre – gli ha scritto come la sua “geremiade gastrica” sia senza dubbio differente da come hanno vissuto il conflitto non dico gli eroi, ma coloro che hanno sopportato con stoicismo la trincea e l’assalto. Avrebbe voluto aggiungere che “guarda un po’, il diario dei tuoi momenti più gloriosi è proprio quello sparito”, ma poi aveva soprasseduto.

Anche la vita professionale non è stata lasciata fuori dalla corrispondenza più recente, ricordando quei “quindici anni scarsi consacrati alla vera professione”. Qui E. deve essersi fatto bene i conti, o molto probabilmente li teneva già pronti. Rimproverava inoltre l’acredine nei confronti della famiglia tutta, che se non l’ha sempre sostenuto nei suoi cambiamenti d’umore, però gli ha offerto quel benessere che gli consente oggi di dedicarsi interamente alla professione di scrittore. Era evidente il riferimento alla mamma recentemente scomparsa, che dopo una vita dedicata all’insegnamento anche in luoghi lontanissimi da casa e dalla famiglia era andata in pensione a settanta anni.

C. E. sbuffa, lo sguardo dello scrittore cerca degli appigli nella grande sala rivestita di legno. Oltre l’aquila dello schienale dove siede il fratello, la carta geografica dipinta alla parete non la trova d’aiuto: Oceano Indiano… Oceano Indiano… il Madagascar… il Maradagal… niente. Le decorazioni – medaglie e nastrini ben distribuiti in una teca di mogano – contribuiscono al suo pessimo umore. Gli era giunta voce, comunque, che la prima vittoria aerea, quella del maggio ’18, era stata esclusivamente il frutto di una fortunata coincidenza.

– Dovresti baciare la terra sulla quale cammina, invece di cospirare continuamente contro di lei, fino ad immaginare addirittura di assassinarla. Anche la tua attitudine è molto meno cristallina di quello che potrebbe far pensare chi si scaglia con tale veemenza contro certe pessime abitudini che ritieni connaturate alla nostra razza.
Si scuote ad ascoltare questa accusa, ma in realtà il fratello sorride affabilmente e gli sta chiedendo:

– E il tuo prossimo libro? Ti confesso che quello sulla guerra nonostante il Premio non mi ha molto convinto.
– Ci sto lavorando. Sono pronti dei primi tratti.

Ecco. Gli mancava di definire… qualcosa non gli tornava, come un movente interno, non l’unico né il principale, ma un elemento forte che non si era verificato e che lo indispettiva.

– Dei tratti? Come a dire delle puntate?
– Sì. Delle puntate.
– Puntate, quindi. Bene, bene. Anche se – si china in avanti e abbassa la voce fino ad assumere un tono benevolo e confidenziale – certo sarebbe ovviamente più opportuno limitarsi a ricevere un anticipo da un solo editore senza prometterlo a tre contemporaneamente.
– Ma la malattia, il trasloco. La mamma.
– Capisco, capisco fratellissimo. – Si stende all’indietro e sorride – Ma la vita procede. Velocissima. Come un aeroplano. Poi ci sarebbe anche la Società Italiana per la Diffusione del Volframio che mi ha segnalato – si tratta di un amico qui del Ministero, non ti preoccupare, nulla di ufficiale – che dell’articolo che ti era stato commissionato per la rivista non hanno ancora visto una pagina. Né l’Enciclopedia Italiana per la relativa voce.
– Vedrò di provvedere. Senza farmi venire una nuova crisi di nervi.
– Ma su, su, fratellone, coraggio! Andiamo. È pronta una vettura che ci porterà a quell’osteria a Corso Umberto dove vai sempre, come si chiama? Quello delle puntarelle. Augusto, no?
– Meglio da l’Aliciaro. Preferirei fare una passeggiata, però. Più veloce del piroscafo mi mette un terrore che non immagini.

Enrico Azzini per AVIODADA

IL TENENTE PILOTA ENRICO GADDA: la recensione di JP4 di agosto

Posted in 35 squadriglia, 83 squadriglia, aviazione e letteratura, aviazione prima guerra mondiale, carlo emilio gadda, enrico gadda, grande guerra, pilota prima guerra mondiale, rino corso fougier, san pietro in gu, savoia pomilio, SIA SP3 with tags , , on 21 agosto 2014 by ruotenelvento

IL CONTE DI SANTA FRECCIA

Una tipica posa del Tenente Enrico Gadda, qui di fronte ad uno SPAD, il sogno di tutti i cacciatori durante la Prima Guerra Mondiale. Si tratta di una delle foto assolutamente inedite de Il Tenente Pilota Enrico Gadda – Breve vita del Gadda bello, spensierato e aviatore (Archivio Liberati)

JP4 08-14 90-91

Il tenente pilota Enrico Gadda, di Enrico Azzini, IBN Editore, Roma 2014. Euro 13.

Questo libro è la storia di un tipico pilota italiano della Prima Guerra Mondiale, un giovane borghese colto, valoroso ufficiale degli Alpini, poi passato in aviazione per amore del volo, ottimo pilota, caduto in incidente aereo nel 1918, Medaglia d’Argento al Valor Militare. Una storia particolare, però, perchè Enrico era fratello di Carlo Emilio Gadda, uno dei massimi scrittori italiani del Novecento, la cui opera sarà in parte influenzata dall’immatura morte di Enrico. Questo libro di 114 pagine ricostruisce la breve vita di questo pilota con una vasta presentazione delle sue lettere e dei documenti ufficiali, raccontando il lungo periodo di addestramento al volo, l’assegnazione ad una squadriglia da ricognizione sui Savoia Pomilio e i numerosi voli nel difficile periodo dell’autunno 1917, il passaggio alla caccia, sui biplani Nieuport, e infine la morte. Il libro tiene il debito conto dei risvolti letterari di questa vicenda, ma è squisitamente un libro di aviazione, per appassionati, con una gran quantità di foto di aerei e di piloti assolutamente nuove e con la riproduzione di molti documenti d’archivio, bibliografia, indice dei nomi e perfino con l’elenco di tutte le matricole note di Savoia Pomilio. Un lavoro d’alta classe, perfetta aggiunta alla crescente bibliografia sui piloti della Grande Guerra. Istituto Bibliografico Napoleone, via dei Marsi 57, 00185 Roma – http://www.aviolibri.it.

ENRICO GADDA: 23 APRILE 1918 – 23 APRILE 2014

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ENRICO GADDA PILOTA 83 SQUADRIGLIA

Il tenente Enrico Gadda a bordo di un Nieuport Bebé durante l’addestramento alla Scuola Caccia. Questa immagine era la preferita di Carlo Emilio, scelta per figurare tra i pochi oggetti presenti nella povera stanza di Gonzalo ne La cognizione del dolore (Archivio Liberati)

Il 23 aprile 1918, di ritorno da una missione di scorta ad un S.P., precipitava nei pressi del campo di San Pietro in Gu il Tenente Pilota ENRICO GADDA. Fratello di Carlo Emilio, volontario nel 5° Reggimento Alpini e passato in Aeronautica nell’agosto 1917, effettuò i suoi voli in zona di guerra prima con gli S.P. 3 della 35a Squadriglia da ricognizione e poi con i Nieuport 27 dell’83a Squadriglia da caccia comandata da Rino Corso Fougier.

Sarà presto in libreria – pubblicata da IBN Editore – la storia di questo ragazzo elegante, colto, brillante ed esuberante che ha avuto un ruolo fondamentale negli affetti e nella immaginativa del più grande narratore italiano del Novecento. L’opera di ENRICO AZZINI – concentrata sul periodo trascorso da Enrico nel Corpo Aeronautico – è arricchita da corrispondenza, documenti e materiale iconografico assolutamente inediti, provenienti dall’Archivio Liberati, dall’Archivio Bonsanti e dall’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare.

 

 

 

TALLY HO! – 1. puntata

Posted in aereo precipita su roma, aviation art, aviazione e letteratura, la stampa è morta, letteratura aeronautica, psichedelia, roma with tags on 31 luglio 2013 by ruotenelvento

AVIODADA avvia la pubblicazione a puntate  di TALLY HO!, il romanzo breve che intreccia vecchi aeroplani, la fine della scrittura e del mestiere del giornalista, la psichedelia e controversi sentimenti riguardanti gli USA e Roma

Capitolo primo

1

Mentre bevevo il caffè appoggiato alla ringhiera del ballatoio, dall’altra parte della strada un uomo di mezz’età nel suo giardino – castelli e figure fantastiche di ciottoli tra l’erba secca – stava piazzato di fronte al pennone annodando sveltamente le bandiere a una cimetta. Issò prima la bandiera a stelle e strisce e poi quella dello Stato, sulla quale è scritto, al di sopra della stella, nato per la battaglia. Gettai il bicchiere di polistirolo nella piscina vuota, dove rotolò fino a incastrarsi sotto una poltroncina di plastica senza una gamba.

Montato in auto, accesi la radio per sentire le notizie sul traffico. Seguendo le indicazioni di un adesivo applicato sull’apparecchio trovai la stazione specializzata consigliata.

Afghanistan: attenzione al nevischio sui valichi montani al confine con il Pakistan; consigliate le catene a bordo per chi abbia intenzione di attraversare il Khyber Pass.

Corea Meridionale: traffico pendolare lento ma scorrevole in ingresso alle grandi città; code di2 migliasulla superstrada 50 tra Wonju e Gangneung; previste lunghe attese – tra le tre e le cinque ore – nel porto di Pahong all’imbarco sui traghetti versola Cinae il Giappone.

Filippine: per il vento intenso prudenza sull’isola di Mindanao su tutto il tratto che si affaccia sul Mare di Celebes; il traffico qui è sconsigliato per tutti i telonati, caravan e camper; senso di marcia alternato per ripavimentazione del manto stradale sull’autostrada panfilippina tra Cabanatuan e Manila;

Grenada: diversi i disagi causati da una manifestazione sindacale nella parte est della capitale Saint George’s; prudenza per il fondo stradale reso sdrucciolevole dai frutti di noce moscata.

Irak: inconvenienti al traffico nel centro di Bagdad in seguito al mancato funzionamento degli impianti semaforici.

Nicaragua: traffico lento ma scorrevole, disagi nelle zone vulcaniche del versante pacifico a causa delle violente piogge dei giorni scorsi; visibilità limitata a100 metriper la nebbia tra Chinandega e Léon.

Nigeria: circolazione bloccata in entrambe le direzioni per un’autocisterna ribaltata sulla camionabile da Aba e Port Harcourt; sono previste deviazioni in loco sia verso il nord che per la città rivierasca; ci comunicano proprio in questo momento che i mezzi di soccorso hanno sgomberato entrambe le carreggiate e che si prevede a breve il ritorno alla norm…

Provai, ora seguendo le indicazioni della guida rapida che avevo trovato nel cassetto portaoggetti, a sintonizzare la radio sull’emittente delle informazioni meteo.

Vietnam Meridionale…

Agganciai la prima stazione che sembrava trasmettere musica rock e partii verso il confine con l’Arizona. Avrei dovuto attraversare ancora il New Mexico e il Texas per giungere finalmente in Franciana, a New Valois.