Archive for the industrial design in war Category

GUIDA AGLI AEROPLANI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE: PROTEZIONE E CORAZZE

Posted in focke wulf 190, grande guerra patriottica, ibn editore, industrial design in war, messerschmitt bf 109, unione sovietica with tags , on 9 settembre 2015 by ruotenelvento

GUIDA AEROPLANI SECONDA GUERRA MONDIALE CORAZZA - AIRCRAFT ARMOUR 01

Ci sono aerei nati per prendersi la rogna di appoggiare i movimenti della fanteria e di levarla, quando serve, dai guai. Se la fanteria sta a terra, come si fa a far sopravvivere l’equipaggio di un velivolo da appoggio tattico che se la deve sbrigare a bassa quota tra il fioccare un po’ mirato e un po’ casuale dei colpi della contraerea? Un sistema è quello di prendere un aereo che già è in produzione, saldare nei punti sensibili un po’ di piastre corazzate, aggiungere un bel parabrezza blindato e il gioco sembrerebbe fatto. Anche il FW 190 F non sfuggì a questa sorte, anche se le sue corazzature ai lati dell’abitacolo, con quei bei punti di saldatura che cominciano a arrugginire, sembrano più consone a un’improvvisata protezione per difendersi dal traffico della Tangenziale che a un’arma decisiva. Altrimenti si progetta ex novo l’aereo intorno a una vasca blindata con funzione strutturale e poi tutto il resto appresso, senza nemmeno tanta tecnologia, dal momento che il resto della fusoliera, insieme alle ali, può essere realizzata in legno con rivestimento di compensato. Questo era l’Ilyushin IL-2, che come apparecchio da appoggio e assalto non ha avuto rivali. Altri aerei ideati espressamente per questo ruolo, come il tetro bimotore Henschel Hs.129, si sono rivelati un fallimento complice la scarsa potenza dei propulsori.

GUIDA AEREI SECONDA GUERRA MONDIALE

Vuoi sapere di più sull’Ilyushin IL-2 e sugli altri velivoli della Seconda Guerra Mondiale? Con un testo semplice e leggero arricchito da inedite tavole schematiche AIRCRAFT FOR BEGINNERS prova a spiegare per quale motivo gli aerei siano progettati, costruiti e utilizzati in una maniera ben precisa. Se il lettore volesse poi vedere dal vero gli aerei esaminati in coda ad ogni capitolo trova le informazioni sugli esemplari in esposizione statica o in condizioni di volo più vicini al nostro Paese. Una guida per chi guarda l’aereo per la prima volta e con curiosità, ma nella quale anche gli appassionati più smaliziati potranno trovare più di un elemento di interesse.

Enrico Azzini – AIRCRAFT FOR BEGINNERS – 25 aerei della II Guerra Mondiale, IBN Editore, p. 114, EURO 13,00

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RICONOSCERE GLI AEREI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE – parte prima: SON TUTTI UGUALI GLI AEREI IMPERIALI

Posted in aircraft design, aviazione prima guerra mondiale, grande guerra, guida agli aerei, ibn editore, industrial design in war, motore rotativo, rotary engine with tags , , , on 12 aprile 2015 by ruotenelvento

GUIDA AEREI PRIMA GUERRA MONDIALE 02

NO! Non succederà più che mi scambiate un Pfalz per un Rumpler! 

AVIODADA presenta qui il progetto di una guida per far conoscere i velivoli della Grande Guerra. Enrico Azzini – alias AVIODADA – ha già pubblicato per IBN un’opera con le stesse finalità, cioè spiegare l’aeroplano con parole semplici, definendo la funzione degli elementi che appaiono con maggior evidenza a chi si avvicina per la prima volta ad un apparecchio. Qui, insomma, si presentano i primi tratti del “prequel” di AIRCRAFT FOR BEGINNERS.

Se il panorama degli aerei utilizzati dall’Intesa era piuttosto eterogeneo, in quello della flotta dell’Alleanza si riconoscevano in modo abbastanza nitido due linee di sviluppo. La prima era quella del rotativo attorno al quale soprattutto Fokker aveva costruito cellule eccellenti, l’altra quella del motore in linea. E motore in linea divenne sinonimo di 6 cilindri raffreddati a liquido. Due Case, Benz e Mercedes, si divisero la flotta con due modelli sostanzialmente simili e con il grosso della produzione concentrato su cilindrate tra i 14000 e 15000 centimetri cubi. Il Benz Bz. III da 150 CV con distribuzione ad aste e bilancieri muoveva l’Albatros D.I, mentre il più sofisticato Mercedes D. III da 160 CV con albero a camme in testa era il cuore del Pfalz e dell’Halberstad. Si notavano anche fondamentali novità dal punto di vista metallurgico, con le canne dei cilindri in acciaio lavorate per la prima volta per saldatura, un passo avanti rispetto alla billetta – un grosso lingotto dal quale si ottiene un pezzo grezzo a sezione circolare – che andava tornito scavando via chili e chili di metallo1. Il Rumpler C. II, un biposto più pesante, invece contava su una successiva evoluzione del Mercedes, il D. IV da oltre 21000 cc e con 250 CV. Questi motori saranno all’origine di un design estremamente omogeneo, almeno fino all’entrata in produzione di massa del Fokker D. VII, che manteneva lo stesso propulsore ma con il radiatore piazzato anteriormente. Nascono e si sviluppano quindi biplani sostanzialmente simili nonostante siano progettati per ruoli diversi. Dal 1917 la fusoliera è fortemente caratterizzata da linee ancora più aerodinamiche nelle quali l’elemento che punge è l’ogiva che – al contrario dei contemporanei, tranne poche eccezioni – avvolge l’elica. Il resto va a seguire con le sezioni permesse da ordinate completamente o parzialmente (Rumpler ed Halberstadt) circolari man mano che si procede verso poppa. Anche il rivestimento delle sezioni circolari di Albatros e Pfalz rappresentava un sensibile balzo in avanti rispetto alla tradizionale fusoliera in traliccio di legno e tela in quanto era rigido, formato da lamelle o fogli di legno sottile con una configurazione a semiguscio. 

GUIDA AEREI PRIMA GUERRA MONDIALE 01

Stesso motore, una faccia, una razza. In una foto ingiallita di 100 anni fa il profilo della coda è uno dei pochi elementi che permette di distinguere dei velivoli altrimenti molto simili. Fino al profilo spesso introdotto dal Fokker D. VII le ali dei velivoli della Prima Guerra Mondiale erano caratterizzate da profili estremamente sottili. Erano stati considerati quelli che garantivano la miglior efficienza, il minor attrito e le caratteristiche di stallo più favorevoli. Anche l’ala del Rumpler – indicata dalla * –  appartiene a questa tradizione ma si distingue per il leggero diedro (non è perfettamente piatta, ma forma un certo angolo sollevandosi alle estremità) e l’allargamento verso le punte.

1Oggi i cilindri – per esempio quelli che spingono le nostre automobili – sono fusi in un blocco unico con del metallo colato in uno stampo. Nei primi anni dell’aviazione tuttavia una soluzione che oggi ci pare così scontata era ancora lontana dalle possibilità tecnologiche. I cilindri dei rotativi Gnome era ricavati da un blocco unico di 30 kg e alla fine quasi 28 venivano tirati via a giri di tornio. Il primo propulsore con cilindri in fusione prodotto in grandi numeri sarà  il V8 Hispano Suiza.

IL DESIGN AERONAUTICO – 2

Posted in aircraft design, industrial design in war, luger p08 with tags on 1 febbraio 2011 by ruotenelvento

La percezione stessa dell’aeroplano non è un problema marginale. Sarebbe innanzitutto opportuno possedere gli strumenti metodologici in grado di comprendere i problemi che pongono alcune categorie di oggetti: utensili e armamenti ovviamente devono rispondere a esigenze diverse da quelle di una sedia. C’è il rischio di assegnare un ipotetico “Compasso Grigioverde”, analogo militare al premio Compasso d’Oro, a qualsiasi cosa che sfugge all’ordinario. In un contesto molto più rigido di quello aeronautico, come quello dei mezzi corazzati, immaginare una definizione di industrial design – pur esistendone tutti i presupposti – è già un’acrobazia ed è facile cadere nel tranello dell’esotico. La soggettività di distanza temporale e spaziale può portare il critico occidentale a rimanere affascinato – esprimendo un giudizio di principio che porti l’oggetto considerato nel campo del design – dalle torrette a cupola dei carri da battaglia sovietici, sicuramente più “varie” di quelle squadrate degli omologhi occidentali.

La prima domanda da porsi sarebbe quindi: per l’aeroplano si può parlare di design?

L’aspetto di un velivolo è condizionato da molteplici fattori:

–  il ruolo per il quale è progettato

–  la necessità di ottemperare a delle leggi fisiche per svolgere il suo ruolo, leggi molto più vincolanti di un temperamatite

– la presenza di alcuni organi dai quali non si può prescindere: motore, carburante, dispositivi di raffreddamento, carrello, equipaggio e carico utile; negli apparecchi militari si aggiungono armamento e protezione

 

Progettata nel 1898 e prodotta in oltre 4 milioni di esemplari, la pistola semiautomatica Luger P08 è unanimemente considerata uno dei capolavori dell’industrial design

Il VBCI è il  veicolo ruotato scelto recentemente dall’Esercito Francese per i suoi Reggimenti di Fanteria. È un mezzo da combattimento e trasporto che non si discosta minimamente da realizzazioni progettate per lo stesso ruolo, cioè offrire protezione attiva e passiva a una squadra di 9 soldati

Per quanto riguarda i velivoli militari John Heskett in Industrial Design cerca di dribblare il problema con generica astuzia: “Nonostante particolari aspetti nazionali, volendo fare un confronto tra il design tedesco e inglese di questo periodo, in settori chiave sia sotto l’aspetto tecnico che formale, emergono considerevoli analogie, come ad esempio tra l’Hawker Hurricane e il Messerschmitt ME 109. In questi due aerei si possono individuare differenze, più relative ai particolari che concettuali”. 

A dispetto di qualsiasi tentativo di riduzione o semplificazione dunque la maggior parte degli armamenti sembrano crearsi un’estetica da soli.