Archive for the letteratura aeronautica Category

L’AEREO VALENTINO ZEICHEN

Posted in aviazione e letteratura, battle of britain, futurismo, italo balbo, letteratura aeronautica, mb 339 pan valle giulia, mimmo palladino, roma, valentino zeichen with tags , , on 5 febbraio 2017 by ruotenelvento

VALENTINO ZEICHEN POESIE.JPG

Come accade a tutti i poeti, non ci si accorgerebbe di quelli contemporanei se non li rendesse noti la morte. Anticipata, normalmente, da indigenza, casa fatiscente (abusiva) e ictus, al quale tutti cominciano ad urlare Legge Bacchelli, Legge Bacchelli! E come tutti gli intellettuali italiani, non ci si accorgerebbe che parlano di aviazione se non gli si sfogliassero a caso le opere. Valentino Zeichen – che è morto – scrive di aeronautica e di guerra con quella familiarità e quell’entusiasmo che in genere infastidisce la cultura ufficiale di un Paese che le guerre non ha mai denunciato di farle, gli sono sempre capitate un po’ per caso, ah.

Benché poi tutto romano, Zeichen nasce e trascorre i primi anni in una Fiume sorvolata dai B-17 in missione verso l’Austria (in FIUME 1944, p. 418, a “quote regali” in INFANZIA, p. 225). Non affronta l’aereo con leggerezza, ma sempre con proprietà scientifica

Dalle figurine copiammo in segreto / i progressi dell’aviazione nel secondo conflitto mondiale / e progettammo un velivolo dall’inedita linea aerofallica / battezzandolo ereticamente Vulcan. / Era un caccia strategico con ali a delta, / volava a basse quote tra le file dei banchi / sfuggendo all’intercettazione oculare / ed acustica della maestra. (1)

Il lavoro di Zeichen manifesta un’approfondita conoscenza non solo sul corto respiro, ma anche funzionale, tanto da spiegare meglio di molti tecnici meccanismi operativi, come per esempio la SIGINT

Da secoli i guardiamarina / tengono puntati i binocoli / sul passaggio dello stretto. / Ingigantita dalle lenti, / lo attraversa una squadra / d’incrociatori sovietici / della classe “Kirov”: / osservano il silenzio radar / per non lasciare impronte / nelle memorie di quelli inglesi. (2)

Se la guerra – come le donne e Roma, sempre, ma anche la Borsa, per esempio, nelle opere più recenti – è una costante, in profondità si muovono certe nitide ossessioni. Gibilterra, per esempio. L’altra è il radar (3), frequente occorrenza come il ghiaccio della Plath o l’aveugle di Eluard. Che l’Italia fosse stata all’avanguardia nello sfruttamento dei “raggi elettrici” e che nella Seconda Guerra Mondiale si procedesse ancora a vista è per Zeichen assolutamente intollerabile. Individua il problema in una differenza filosofica che ricorre spesso nei suo versi, quella che vede confrontarsi l’idealismo un po’ magico tedesco e il retorico umanesimo italiano con il neopositivismo anglosassone (4). Si scaglia con violenza contro questa cecità in una delle opere di Piccola Pinacoteca dedicata ad uno dei capolavori di una tardissima aeropittura, “INCUNEANDOSI NELL’ABITATO”, 1939, DI TULLIO CRALI che conlude

L’aereo in picchiata / si incunea fra assonometrici / grattacieli di N.N. / L’arretrata tecnica fascista / non allarma gli invisibili nemici, / avendo essa per scienza / solo la gonfia retorica, / e non il veggente radar. (p. 304)

VALENTINO ZEICHEN.jpg

Un MB339 PAN a Valle Giulia – probabilmente l’aviogetto che più si è avvicinato a Villalisorci, ultima e adeguata residenza di Zeichen il cui legame con Villa Borghese era fortissimo – sotto le ali del quale chiacchierano gli specialisti dell’AMI 

Zeichen butta lì con disinvoltura valutazioni tecniche di lucidità esemplare. POLVERE DI FUTURISMO è una sinossi dell’orientamento e del germe del fallimento della Regia Aeronautica, quella degli effimeri successi di Balbo

Fra un ragtime e l’altro / i falconieri angloamericani / estraevano dalla voliera / volatili rapaci da caccia, / ne ripiegavano i carrelli retrattili / dentro le panciute fusoliere / tenendo in considerazione / il decoro dell’aerodinamica. / Mentre Italo Balbo giocava / coi lenti, pigri idrovolanti, / specie di cassoni ingombranti; / aerei pompieri, appena buoni / per domare gli incendi / o fungere da guardia costiera. / Quell’incendiario Narciso / ammarava negli specchi / degli idroscali d’Italia / per ingigantire il riflesso. / Le appariscenti trasvolate / dal dispendioso spreco / furono la speciale idiozia / d’una tecnica obsoleta / che generò il mostro anfibio, / non del tutto inutile, poiché / ridivenne valore in lire / sui francobolli celebrativi. (p. 498)

Altro punto fondamentale di quegli anni l’aviazione navale, che coglie sia nella lungimiranza di YAMAMOTO (p. 217) che nel criminale difetto dei vertici militari italiani. Non risparmia infatti la Regia Marina con le sue “torte galleggianti da parata per la vista dei golosi gerarchi” (TRATTATO DI VERSAILLES, p. 214), mentre celebra l’eroismo sportivo degli incursori a lenta corsa (p. 222).

Una precisione tale quella di Zeichen che rimprovera l’indebita appropriazione di cui si rese responsabile Mimmo Palladino intitolando Cacciatore di Stelle una sua interpretazione del Piaggio P180 esposto nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano nel 2011. Ovviamente per il poeta di Starfighter ce n’è uno solo:

Forse il “Pennello” ignora / che il caccia F104 Starfighter / già volava nel millenovecentosessanta / lungo la Cortina di Ferro, / durante la Guerra Fredda; / inseguiva le Stelle Rosse / in coda ai MIG sovietici. / L’F104 sfiorava la velocità di Mach 2,4. / In accelerazione di gravità / i piloti svenivano dopo il decollo / incontrando la “visione nera”. / In Germania godeva fama / di “fabbrica di vedove” / anche di “bara volante”. / Complimenti all’artista. (5)

Se prevale l’interesse per la Seconda Guerra Mondiale, Zeichen è attento anche al contemporaneo. In ARTE BELLICO-MIMETICA (p. 420) mostra di non poter resistere a quell’opposizione vero/falso incarnata dai decoy che, realizzati dalla MVM di Torino, vennero utilizzati dagli irakeni durante la guerra del Golfo per ingannare i piloti della Coalizione.

Accanto ad un discorso narrativo diretto non poteva mancare quello allusivo. Soprattutto nell’amore, guerra e aviazione offrono un repertorio che Zeichen sfrutta con ironia. Dopo una serie di manovre acrobatiche con le quali lei lo scoraggia dall’inseguirla, AVIAZIONE (p. 40) si conclude con

Compresi quindi che stava col BARONE ROSSO /  e che non sarebbe più tornata in BARACCA.

Dresda diventa così espressione di una distruzione interiore, mentre l’aviazione si espande a rappresentare l’arte più nobile, la poesia stessa, macchina a volte in stallo dalla quale il pilota riesce a salvarsi soltanto eiettandosi. (6)

La poesia di Zeichen non è repulsiva, né oscura, né sperimentale, DICE VERAMENTE LE COSE. E’ un aristocratico mondano – e tanto – che non se la tira. E’ portarsi il caffè al tavolino e sedersi giusto un momento per leggere un pezzo di cronaca di Roma sul Messaggero. Solo più sorprendente, intenso, circostanziato e con tutto quel delizioso gusto di un abile spreco da sé e di una sottovalutazione dagli altri.

(1) SPAURACCHIO, p 46.

(2) GIBILTERRA, p. 203. L’esattezza dovuta alle Classi sovietiche/russe ricorre anche in DA ZOO GEOPOLITICA, p. 379.

(3) Anche in AI MITOMANI, p. 189.

(4) Soprattutto in BATTAGLIA D’INGHILTERRA, p. 206.

(5) IL P180 E L’F104, p. 468. La visione nera ricorre anche in ANALOGIE TRA IL CINEMA E UN QUADRO DI ANSELM KIEFER – “STERNEN FALL”, II, p. 441.

(6) I PERICOLI DEL VOLO, p. 389.

(testo e foto di Enrico Azzini, grazie a Silvia Mattioli per la sua copia di POESIE 1963 – 2014, Mondadori, Milano 2014)

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COLLOQUIO TRA UN ALTO UFFICIALE DELLA REGIA AERONAUTICA E IL FRATELLO SCRITTORE

Posted in 83 squadriglia, aeronautica militare italiana, aviazione e letteratura, aviazione prima guerra mondiale, carlo emilio gadda, enrico gadda, grande guerra, italo balbo, letteratura aeronautica, pilota prima guerra mondiale with tags on 13 gennaio 2015 by ruotenelvento

PALAZZO DELL'AERONAUTICA PILOTA UFFICIALE E SCRITTORE

1938: in una sala del Ministero dell’Aeronautica E. accoglie il fratello C. E.. A suo agio nell’uniforme da Tenente Colonnello, E. è il  ragazzo irrequieto di sempre, che sembra scalciare alla vita anche da seduto. Ogni più piccolo movimento turberebbe la melanconica rigidità del fratello scrittore e potrebbe svelare lisi dettagli del suo abito.

Entrambi i fratelli vivono a Roma, ma si incontrano solo due o tre volte l’anno. Lo scrittore esprime la sua malinconica irrequietezza anche topologicamente, cambiando continuamente alloggio, di pensione in pensione, di affittacamere in affittacamere. Il Tenente Colonnello E. – è prossima la sua promozione a Generale – invece vive dal ’34 in una palazzina signorile al Quartiere Trieste insieme alla moglie, il soprano leggero A. A.. Si incontrano nell’ufficio di E., una delle sale delle Carte Geografiche del Palazzo dell’Aeronautica.

E. si è imposto di mantenere il colloquio su un tono cordiale e volto alla riconciliazione, cercando di evitare di tornare anche solo per scherzo sulle scarse attitudini militari e lo spirito combattivo di C. E.. In una delle ultime lettere – seguita al contrasto di opinioni riguardo alla necessità di vendere o conservare la proprietà della casa di villeggiatura voluta dal padre – gli ha scritto come la sua “geremiade gastrica” sia senza dubbio differente da come hanno vissuto il conflitto non dico gli eroi, ma coloro che hanno sopportato con stoicismo la trincea e l’assalto. Avrebbe voluto aggiungere che “guarda un po’, il diario dei tuoi momenti più gloriosi è proprio quello sparito”, ma poi aveva soprasseduto.

Anche la vita professionale non è stata lasciata fuori dalla corrispondenza più recente, ricordando quei “quindici anni scarsi consacrati alla vera professione”. Qui E. deve essersi fatto bene i conti, o molto probabilmente li teneva già pronti. Rimproverava inoltre l’acredine nei confronti della famiglia tutta, che se non l’ha sempre sostenuto nei suoi cambiamenti d’umore, però gli ha offerto quel benessere che gli consente oggi di dedicarsi interamente alla professione di scrittore. Era evidente il riferimento alla mamma recentemente scomparsa, che dopo una vita dedicata all’insegnamento anche in luoghi lontanissimi da casa e dalla famiglia era andata in pensione a settanta anni.

C. E. sbuffa, lo sguardo dello scrittore cerca degli appigli nella grande sala rivestita di legno. Oltre l’aquila dello schienale dove siede il fratello, la carta geografica dipinta alla parete non la trova d’aiuto: Oceano Indiano… Oceano Indiano… il Madagascar… il Maradagal… niente. Le decorazioni – medaglie e nastrini ben distribuiti in una teca di mogano – contribuiscono al suo pessimo umore. Gli era giunta voce, comunque, che la prima vittoria aerea, quella del maggio ’18, era stata esclusivamente il frutto di una fortunata coincidenza.

– Dovresti baciare la terra sulla quale cammina, invece di cospirare continuamente contro di lei, fino ad immaginare addirittura di assassinarla. Anche la tua attitudine è molto meno cristallina di quello che potrebbe far pensare chi si scaglia con tale veemenza contro certe pessime abitudini che ritieni connaturate alla nostra razza.
Si scuote ad ascoltare questa accusa, ma in realtà il fratello sorride affabilmente e gli sta chiedendo:

– E il tuo prossimo libro? Ti confesso che quello sulla guerra nonostante il Premio non mi ha molto convinto.
– Ci sto lavorando. Sono pronti dei primi tratti.

Ecco. Gli mancava di definire… qualcosa non gli tornava, come un movente interno, non l’unico né il principale, ma un elemento forte che non si era verificato e che lo indispettiva.

– Dei tratti? Come a dire delle puntate?
– Sì. Delle puntate.
– Puntate, quindi. Bene, bene. Anche se – si china in avanti e abbassa la voce fino ad assumere un tono benevolo e confidenziale – certo sarebbe ovviamente più opportuno limitarsi a ricevere un anticipo da un solo editore senza prometterlo a tre contemporaneamente.
– Ma la malattia, il trasloco. La mamma.
– Capisco, capisco fratellissimo. – Si stende all’indietro e sorride – Ma la vita procede. Velocissima. Come un aeroplano. Poi ci sarebbe anche la Società Italiana per la Diffusione del Volframio che mi ha segnalato – si tratta di un amico qui del Ministero, non ti preoccupare, nulla di ufficiale – che dell’articolo che ti era stato commissionato per la rivista non hanno ancora visto una pagina. Né l’Enciclopedia Italiana per la relativa voce.
– Vedrò di provvedere. Senza farmi venire una nuova crisi di nervi.
– Ma su, su, fratellone, coraggio! Andiamo. È pronta una vettura che ci porterà a quell’osteria a Corso Umberto dove vai sempre, come si chiama? Quello delle puntarelle. Augusto, no?
– Meglio da l’Aliciaro. Preferirei fare una passeggiata, però. Più veloce del piroscafo mi mette un terrore che non immagini.

Enrico Azzini per AVIODADA

ANDRE’ MALRAUX SI SCRIVE AVIATORE: LA SPERANZA

Posted in andré malraux, aviazione repubblicana, guerra di spagna, l'espoir, letteratura aeronautica, potez 540 with tags , on 27 agosto 2014 by ruotenelvento

PAPERO SCATENATO - Copia

ANDRE’ MALRAUX SI SCRIVE AVIATORE

Quella partecipazione del dolore, della vita, delle cose, che ormai non c’è più. Al massimo ci si suda addosso in un capannone. È che sono finite le grandi tragedie collettive, le guerre, le epidemie, le rivoluzioni, le distribuzioni di pistole e bombe a mano, meno uomini portano i baffi e indossano un sombrero messicano e fanno attenzione a risparmiare i mozziconi. La speranza offre una prospettiva della rivoluzione diversa da quella de La condizione umana. Questa metaforica, scavata, la prima più sanguigna e spavalda. Continenti differenti, l’ossessione della Storia.

Si sa che l’aviazione nasconde un legame profondo con l’arte. Lo stesso Malraux, certo non per caso, affermava che Magnin, il suo alter ego principale, volontario in Spagna, “non era certo un intellettuale come Garcia, ma la pratica dell’aviazione dava al suo pensiero una relatività tutta fisica che a volte suppliva alla profondità”. Anche uno dei più rivoluzionari e quotati artisti del Novecento, Joseph Beuys, raccontava compiaciuto come, mitragliere su uno Stuka, fosse stato abbattuto in Crimea e quindi salvato – ma la cosa è piuttosto dubbia – da sciamani tartari. Due ali sull’uniforme fanno sempre figura.

Molto fa pensare che il valore di Malraux sia stato solo letterario. Assertore di una guerra affidata alla tecnica più che al coraggio, non è che abbia lasciato ai tecnici un’impressione così brillante. Si potrebbe considerare tutta la vita del francese, dai suoi ambigui anni cambogiani – fu accusato di trafugamento di opere d’arte – alla leggenda che lo fece apparire uno dei maggiori conoscitori dell’universo e della rivoluzione cinese. Avendo vissuto una settimana da turista da Shangai, è come se dopo aver fatto il trenino con disco samba in un villaggio sul Mar Rosso, cominciaste a scrivere un romanzo sulla Guerra del Sinai. Ma anche il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, quando lo ricevette alla Casa Bianca come Ministro del Governo De Gaulle, rese onore a quell’esperienza. Più imbarazzati i cinesi, che non vedevano nulla delle astrazioni de La condizione umana nella loro lotta. Il più autorevole protagonista della guerra di Spagna che esprime forti dubbi sui meriti di Malraux è il Capo di Stato Maggiore dell’Aviazione Repubblicana, Ignacio Hidalgo de Cisneros. Nelle sue memorie – Cielo rosso di Spagna – così de Cisneros giudica il generoso gesto dello scrittore: “Con i pochi aeroplani provenienti dalla Francia erano arrivati una dozzina di piloti francesi, diretti da André Malraux. (…) Questi, che avrebbe potuto esserci tanto utile per la sua personalità di scrittore (e lo fu con <<L’Espoir>>, il libro uscito verso la fine della guerra), rese vano il suo apporto militare con la pretesa di fare il capo di squadriglia, pur non avendo mai visto in vita sua un aereo, senza avere la più pallida idea della funzione dell’aviazione nella guerra, non rendendosi conto della difficoltà, anzi della inutilità di giocare all’aviatore senza esserlo”. E aggiunge: “Per quanto riguarda il gruppo di aviatori venuti con Malraux, debbo sfatare una leggenda: non si trattava di eroi romantici, innamorati della libertà, la cui opera a favore della repubblica poteva compensare, in parte, l’azione a favore dei fascisti svolta dal governo francese. Eccettuati tre quattro antifascisti sinceri, venuti in Spagna per un ideale e che si comportarono degnamente e anche con eroismo, gli altri erano degli avventurieri, dei mercenari attratti dal fantastico premio di 50mila franchi mensili. Malraux, privo di conoscenze specifiche, dovette mettersi nelle loro mani e si comprende quindi il comportamento di questi avventurieri, senza un comandante in grado di dirigerli. Più che un aiuto, per noi furono un ostacolo”.

Più che mai in Spagna, dal punto di vista strategico, “ogni crisi militare è una crisi di comando”, e la difficoltà della disciplina é di conciliare tutte quelle fazioni diverse che alimentavano il fronte repubblicano. C’è poi la colpevole empasse delle democrazie sintetizzato dal giornalista statunitense Shade: “Quando un comunista parla a un’assemblea internazionale, mette i pugni sul tavolo. Quando un fascista parla a un’assemblea nazionale, mette i piedi sul tavolo. Quando un democratico – americano, inglese, francese – parla a un’assemblea internazionale, si gratta la nuca e si pone delle domande”. È per queste ragioni che l’Italia invierà presto in Spagna, insieme a Germania e poi all’Unione Sovietica i suoi “volontari”, accompagnati da un cospicuo numero di mezzi militari che spesso si rivelano molto più utili dei buoni propositi.

Non c’è alcun dubbio tuttavia che Malraux ci lasci un vivido affresco di quella guerra e delle condizioni che dovevano affrontare i piloti schierati dalla parte della Repubblica prima di quell’afflusso di velivoli sovietici che ristabilì temporaneamente la situazione. Descrive il dramma di queste missioni svolte in condizioni di inferiorità, a bordo di lenti bombardieri senza scorta. Il cui pavimento diventa rapidamente un labirinto di impronte insanguinate. Ed è abile nel renderci non solo l’umanità degli equipaggi, con i loro tormenti personali e politici, ma anche di una lotta di popolo. Il vittorioso raid che porterà alla distruzione di un gran numero di caccia avversari nascosti in un bosco sarà guidato da un contadino preso a bordo, che dopo lo smarrimento iniziale riconosce perfettamente il terreno. È una solidarietà – anzi, una fraternité, la vera, grande eredità del 1789 – che emerge continuamente, pur con tutti i limiti che porteranno, un anno dopo dai fatti descritti, alla disfatta. Anche nelle fabbriche nemiche la classe operaia sabota le bombe lasciando biglietti in portoghese: “Compagni, questa bomba non scoppierà. È tutto quanto possiamo fare per voi, per il momento”. E a volte la fraternité si trasforma addirittura in una sororité: “La guerra univa mercenari e volontari nel suo aspetto romanzesco; ma l’aviazione li univa come le donne sono unite nella maternità”.

Il racconto si svolge su due fronti, quello terrestre e quello aereo, e ovviamente spesso si intersecano. Ma l’orrenda brutalità dei corpi maciullati nel fuoco d’artiglieria tra le pietraie o nei parchi cittadini non si stempera nell’aria. Nonostante un ordine superiore di combattenti, una certa nobiltà non appartiene più alla guerra: “Langlois, simile a Don Chisciotte, con la benda sanguinante e l’alluce verso il cielo (si era tolto la scarpa del piede slogato) le [alle contadine, NDR] stupì; la guerra più romantica, quella aerea, poteva finire in quel modo?”

Gli apparecchi sono al comando di Magnin, che aveva diretto diverse fabbriche e una compagnia aerea francese prima di acquistare degli aerei perla Repubblica. Volontario, idealista, non vuole tenere gli aviatori inefficienti ma protetti dal Partito Comunista. Non è come Leclerc, mercenario che agisce solo per denaro, terrorizzato che i contratti descritti da de Cisneros non venissero onorati con il deteriorarsi della situazione bellica, che vede i ribelli alle porte di Madrid. E anch’egli è scrittore, dando l’idea di tutta una borghesia intellettuale al fronte. Leclerc ha altri moventi personali: “Ma la vera ragione perché son qui, è che sono un duro. Sono un fanatico della cloche”.

Il duello aereo viene reso in modo estremamente efficace, anche se qualche dettaglio tecnico può suscitare perplessità, come i caccia tedeschi Heinkel He 51 o quelli italiani CR.32 equipaggiati con cannoni che ostacolano il volo di ritorno degli apparecchi francesi. I veri protagonisti sono comunque i bombardieri leggeri Potez 540. Monoplani bimotori ad ala alta in legno e con carrello fisso, ne furono costruiti in tutto meno di 200 a partire dal 1934. Con una capacità bellica di circa una tonnellata, in genere in Spagna portavano bombe di piccolo calibro da 50 o 10 kg, per poter effettuare un maggior numero di passaggi. Sempre meglio di alcuni aerei di linea adattati al ruolo bellico come i DC2/3, sui quali le bombe di piccolo calibro venivano lanciate dal foro del WC. Malraux mette spesso l’accento sull’inadeguatezza dell’armamento, con le vecchie mitragliatrici Lewis terrestri con caricatore a tamburo. Perché i Potez, dotati in origine di MAC 1934 da 7,5 mm, giungevano in Spagna disarmati e venivano equipaggiati con le obsolete mitragliatrici inglesi da 7,7 mm (0.303). Tra i Potez repubblicani del La speranza spicca il “Papero scatenato” di Gardet che, ricostruito con pezzi cannibalizzati da un altro che era stato pagato dagli operai parigini, precipiterà sulle montagne di Teruel dopo essere stato braccato dai caccia della Legione Condor. L’equipaggio del Papero è uno spaccato di quell’Aviazione Internazionale che si schierò dalla parte della Repubblica, un gruppo eterogeneo per moventi e ideali. Gardet è il comandante, ai comandi ci sono Pujol, primo pilota, e Langlois, secondo. Un arabo, Saidi, manovra la mitragliatrice della torretta di prua, mentre Mireaux quella posteriore, o meglio, dorsale. Scali, italiano, professore d’arte, si trova nella postazione inferiore, quella estraibile a dustbin, Taillefer è il bombardiere. In altre occasioni emergono un mitragliere inglese, ferito alla sua prima missione, con Platone che spunta dalla tasca insanguinata oppure vengono rievocati, con l’ex pilota di idrovolanti Marcelino, le imprese di Gioacchino Dolci e Giovanni Bassanesi, che l’11 luglio del 1930 avevano sorvolato Milano lanciando manifestini antifascisti, e di Lauro De Bosis, che lo aveva fatto su Roma nel 1931.

Il libro si conclude con la battaglia di Guadalajara, nella quale i Repubblicani ottengono una vittoria che gli consentirà di resistere ancora qualche mese. L’aviazione è di nuovo protagonista, nonostante la meteo infernale, tra le nuvole basse e la neve che turbina: ma la situazione lo richiede, e il cielo si riempie di una congerie di aerei militari, da trasporto, da turismo, quella che Malraux descrive come “la flotta del passato”.

La speranza suscita anche altre riflessioni. Un romanzo compiuto e celebre si conclude in un momento storico ben definito di una guerra il cui esito sarà completamente differente, solo a distanza di pochi mesi, dall’esito dell’ultimo capitolo. Questo introduce una riflessione sulla distanza, cioè di quanto tempo l’uomo ha bisogno (con tutte le sue testimonianze, tra le quali la letteratura) per verificare una vittoria.

André Malraux, LA SPERANZA, traduzione di Giuseppe Ravegnani, Milano, A. Mondadori, 1992

Enrico Azzini per AVIODADA

TALLY HO! – 1. puntata

Posted in aereo precipita su roma, aviation art, aviazione e letteratura, la stampa è morta, letteratura aeronautica, psichedelia, roma with tags on 31 luglio 2013 by ruotenelvento

AVIODADA avvia la pubblicazione a puntate  di TALLY HO!, il romanzo breve che intreccia vecchi aeroplani, la fine della scrittura e del mestiere del giornalista, la psichedelia e controversi sentimenti riguardanti gli USA e Roma

Capitolo primo

1

Mentre bevevo il caffè appoggiato alla ringhiera del ballatoio, dall’altra parte della strada un uomo di mezz’età nel suo giardino – castelli e figure fantastiche di ciottoli tra l’erba secca – stava piazzato di fronte al pennone annodando sveltamente le bandiere a una cimetta. Issò prima la bandiera a stelle e strisce e poi quella dello Stato, sulla quale è scritto, al di sopra della stella, nato per la battaglia. Gettai il bicchiere di polistirolo nella piscina vuota, dove rotolò fino a incastrarsi sotto una poltroncina di plastica senza una gamba.

Montato in auto, accesi la radio per sentire le notizie sul traffico. Seguendo le indicazioni di un adesivo applicato sull’apparecchio trovai la stazione specializzata consigliata.

Afghanistan: attenzione al nevischio sui valichi montani al confine con il Pakistan; consigliate le catene a bordo per chi abbia intenzione di attraversare il Khyber Pass.

Corea Meridionale: traffico pendolare lento ma scorrevole in ingresso alle grandi città; code di2 migliasulla superstrada 50 tra Wonju e Gangneung; previste lunghe attese – tra le tre e le cinque ore – nel porto di Pahong all’imbarco sui traghetti versola Cinae il Giappone.

Filippine: per il vento intenso prudenza sull’isola di Mindanao su tutto il tratto che si affaccia sul Mare di Celebes; il traffico qui è sconsigliato per tutti i telonati, caravan e camper; senso di marcia alternato per ripavimentazione del manto stradale sull’autostrada panfilippina tra Cabanatuan e Manila;

Grenada: diversi i disagi causati da una manifestazione sindacale nella parte est della capitale Saint George’s; prudenza per il fondo stradale reso sdrucciolevole dai frutti di noce moscata.

Irak: inconvenienti al traffico nel centro di Bagdad in seguito al mancato funzionamento degli impianti semaforici.

Nicaragua: traffico lento ma scorrevole, disagi nelle zone vulcaniche del versante pacifico a causa delle violente piogge dei giorni scorsi; visibilità limitata a100 metriper la nebbia tra Chinandega e Léon.

Nigeria: circolazione bloccata in entrambe le direzioni per un’autocisterna ribaltata sulla camionabile da Aba e Port Harcourt; sono previste deviazioni in loco sia verso il nord che per la città rivierasca; ci comunicano proprio in questo momento che i mezzi di soccorso hanno sgomberato entrambe le carreggiate e che si prevede a breve il ritorno alla norm…

Provai, ora seguendo le indicazioni della guida rapida che avevo trovato nel cassetto portaoggetti, a sintonizzare la radio sull’emittente delle informazioni meteo.

Vietnam Meridionale…

Agganciai la prima stazione che sembrava trasmettere musica rock e partii verso il confine con l’Arizona. Avrei dovuto attraversare ancora il New Mexico e il Texas per giungere finalmente in Franciana, a New Valois.

WALK AROUND AND CLOSE UP VIDEOS

Posted in aviation art, aviation photo, design aeronautico, letteratura aeronautica, video aeronautici on 30 giugno 2013 by ruotenelvento

Do you need a brief walk-around and close-up video? Do you run an exhibit and want to give more visibility to your pieces? Are you a modeller? AVIODADA is specialised in wind and gravity sports and walk-around and close-up of every kind of vehicle. Check what I’m talking about on RUOTENELVENTO CHANNEL. With a Contemporary Hystory degree, former correspondent for the most important Italian motor magazine (AUTOSPRINT) and contributor of Volare, author of Vele da terra (Mursia) and of Bolidi Rossi e Camicie Nere – A motor history during Fascism era, Enrico Azzini knows what to shoot at and how to elevate your video.

For more info please contact enrico@ruotenelvento.it

Vuoi far conoscere la tua collezione di auto d’epoca o di mezzi militari. Sei un modellista? Ti interessa la tecnica? AVIODADA produce video a prezzi convenienti e in tempi rapidi.

AVIODADA è specializzato nella realizzazione di video cheap & quick dedicati a sport di scivolamento (con riprese anche in acqua) e a walk around e close up di ogni tipo di veicolo. Nel 2011 l’attività di documentazione è andata a pieno regime con i video più cliccati per quel che riguarda il kitesurf sul litorale di Roma e i nuovi arrivi di quel marchio storico che è Peter Lynn, tutto sul CANALE DI RUOTENELVENTO. Laureato in Storia Contemporanea, inviato del più importante settimanale di automobilismo sportivo e collaboratore del mensile Volare, autore di Vele da terra (Mursia) e di Bolidi Rossi e Camicie Nere – Storia dell’automobilismo durante il Fascismo, AVIODADA sa quello che bisogna riprendere e come arricchire un video con i contenuti più interessanti.

Per maggiori informazioni contatta enrico@ruotenelvento.it

AVIATION ART IN ITALY

Posted in aviation art, aviazione e letteratura, design aeronautico, letteratura aeronautica, schneider trophy, streamlining, vigna di valle with tags , on 7 gennaio 2013 by ruotenelvento

This is AVIODADA aviation art collection. Here on display:

IDROPOLTRONA

LEAVE YOUR JOB

WINGCHAIR

VENT AU VISAGE REND L’HOMME SAGE?

For any further information enrico@ruotenelvento.it

Tom Wolfe – THE RIGHT STUFF

Posted in aviazione e letteratura, chuck yaeger, gemini spacecraft, la stoffa giusta, letteratura aeronautica, the right stuff, tom wolfe with tags , on 29 marzo 2012 by ruotenelvento

Presto su AVIODADA  la recensione di THE RIGHT STUFF, l’arte di Tom Wolfe dedicata ai primi anni dell’astronautica USA, da Chuck Yaeger alla conclusione del progetto Gemini.