Archive for the USAF Category

IL TENENTE PILOTA ENRICO GADDA & GUIDA AGLI AEREI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Posted in 35 squadriglia, 83 squadriglia, aviazione prima guerra mondiale, carlo emilio gadda, enrico gadda, grande guerra, rino corso fougier, san pietro in gu, USAF, vigna di valle with tags , , on 14 agosto 2014 by ruotenelvento

IL TENENTE PILOTA ENRICO GADDA

Enrico Azzini – autore di aviodada – è da poco uscito con due titoli dedicati alla storia aeronautica, entrambi pubblicati da IBN/Aviolibri. Il primo è IL TENENTE PILOTA ENRICO GADDA – Breve vita del Gadda bello, spensierato e aviatore. Si tratta della biografia di un giovane alpino che combatte prima in trincea e poi passa in aviazione, volando con gli S.P. 3 da ricognizione e combattimento della 35ª Squadriglia e infine con i Nieuport 27 della 83ª Squadriglia da caccia comandata da Rino Corso Fougier. Poco più di due anni trascorsi in prima linea e poi – dopo l’incidente mortale al ritorno da un volo di scorta – altri cinquanta per attraversare in modo contraddittorio e straziante l’immaginativa del fratello e più grande narratore del Novecento, Carlo Emilio Gadda. Documenti e immagini assolutamente inedite testimoniano della vitalità e dell’idealismo di un ragazzo del ’96 e di quella moderna tragedia di massa che è la Grande Guerra.

Enrico Azzini – IL TENENTE PILOTA ENRICO GADDA – Breve vita del Gadda bello, spensierato e aviatore, IBN Editore, p. 116, euro 13,00

AIRCRAFT FOR BEGINNERS

Con un testo semplice e leggero arricchito da inedite tavole schematiche AIRCRAFT FOR BEGINNERS prova a spiegare per quale motivo gli aeroplani – in questo caso i 25 più significativi della Seconda Guerra Mondiale – siano progettati, costruiti e utilizzati in una maniera ben precisa. Se il lettore volesse poi vedere dal vero gli aerei esaminati in coda ad ogni capitolo trova le informazioni sugli esemplari in esposizione statica o in condizioni di volo più vicini al nostro Paese. Una guida per chi guarda l’aereo per la prima volta e con curiosità, ma nella quale anche gli appassionati più smaliziati potranno trovare più di un elemento di interesse.

Enrico Azzini – AIRCRAFT FOR BEGINNERS – 25 aerei della II Guerra Mondiale, IBN Editore, p. 114, EURO 13,00

CONVAIR RB-36H PEACEMAKER WALK AROUND

Posted in aircraft design, castle air museum, convair B-36, design aeronautico, nuke 'em all, strategical air command, USAF with tags , on 24 luglio 2014 by ruotenelvento

Il Convair B-36 è stato l’ultimo bombardiere strategico dell’USAF con motori a pistoni. Il progetto è stato sviluppato durante la Seconda Guerra Mondiale e ha mostrato tutte le debolezze di un velivolo concepito in anni tecnicamente troppo eccitati, tra pistoni e turbogetti, tra ala diritta e a freccia, tra velivoli tradizionali e missili balistici. Come mezzo di transizione alla fine non se l’è cavata male, prodotto in 385 esemplari e fornendo la spina dorsale dello Strategic Air Command dal ’49 al ’59. Certo, maggior fortuna ha baciato chi ne ha raccolto l’eredità, tanto che l’evoluzione dell’armamento di caduta ha permesso al B-52 di rimanere in linea fino ad oggi assumendo ormai un ruolo di Close Air Support.

Dal punto di vista del design il B-36 rivela una natura ibrida e poco equilibrata. Anche se pompata, la fusoliera non è diversa da quella essenziale che già nel B-29 aveva permesso di superare nel modo più elementare il problema della pressurizzazione: un bel cilindro paro paro. Per ovviare alla difficoltà di pressurizzarlo per intero, anche qui le sezioni abitate di prua e quella posteriore che ospita i puntatori sono collegati da un lungo tunnel che permette di attraversare la stiva sdraiati su un carrellino. Gli elementi che “pungono” sono tre. Quello più caratterizzante è senz’altro la cupola che protegge il cockpit, simile alle tette che Michelangelo appiccicava un po’ di controvoglia sui personaggi femminili (la cappottina del prototipo si avviava invece col resto della fusoliera). Si tratta di un oggetto ricco, complesso, attraente, pieno di pannelli trasparenti e dominato da una coppia di cannoni da 20 mm, fatto apposta per riflettere bagliori termonucleari al grido di NUKE ‘EM ALL!. Un secondo elemento purtroppo non è visibile a terra e sono le torrette telecomandate retrattili a coppie e armate sempre con cannoni da 20 mm. Il terzo è l’ala, con leggera freccia e Wasp Major (28 cilindri su 4 file da 7 per oltre una tonnellata e mezzo e oltre 4000 cavalli a pezzo) e relativi impianti completamente annegati fino alle ogive delle eliche spingenti, che fa tanto flying wing YB-35. Dalla versione D l’esamotore venne potenziato con una coppia di General Electric J-47 per ala e anche la nacelle dei turbogetti – simile a quella del B-47, ma con petali che si chiudevano per diminuire la resistenza in crociera, ovviamente a reattori spenti – è fortemente connotata, su quel confine fluido tra stilemi che in quegli anni vengono ripetuti nel settore automobilistico.

L”esemplare del walkaround del Castle Air Museum di Atwater  è un RB-36H versione da ricognizione fotografica, s/n 51-13730.

LE GENERAZIONI DEI CACCIA

Posted in aeronautica militare italiana, caccia di quinta generazione, eurofighter Typhoon, F-35, fifth generation fighter, JSF, motore rotativo, P-51 mustang, USAF on 26 dicembre 2011 by ruotenelvento

Un Eurofighter Typhoon dell’AMI si appresta a decollare da Pratica di Mare. Chi può essere stato così perfido da definirlo un QUARTA GENERAZIONE E MEZZO? Americani, sicuramente. (Foto Enrico Azzini) 

LA GRANDE TRUFFA DELLE GENERAZIONI DEI CACCIA – IL CERCHIO SI CHIUDE

THE GREAT FIGHTER GENERATIONS SWINDLE – CLOSING THE CIRCLE

Se per l’invenzione di acronimi è certo che non li batte nessuno, i militari rimangono nello standard per quel che riguarda le semplificazioni da gettare in pasto all’opinione pubblica. Il mondo è così cambiato che sugli aeroporti si vedono più special edition tigrate che low visibility, mentre nel complesso l’attività delle aeronautiche di tutto il mondo rientra più nel campo delle ONLUS che in quello di una Forza Armata. Sapere che i nostri cieli sono difesi da un velivolo di QUARTA GENERAZIONE E MEZZO ci preoccupa per quel mezzo che manca e che ci avrebbe consentito di completare la storia del caccia pilotato senza insicurezze e complessi d’inferiorità. Forse arriverà l’F35, ma tira una brutta aria ed è probabile che si passerà direttamente dal Typhoon agli UCAV per i quali si versano meno contributi pensionistici. Sarà così? E chi lo sa? L’eccessiva fiducia nei sistemi più sofisticati – come dimostrò il recupero del cannone durante la Guerra del Vietnam – è sempre mal riposta.  

Il Vulcan M-61 da 20mm che equipaggia l’F-16. Serve ancora il cannone su un jet da Mach 2? Dato per spacciato al primo apparire del missile guidato e riabilitato dalle esperienze di combattimento in Vietnam, il cannone mostra che nulla è immutabile, men che meno in aeronautica. (Foto Enrico Azzini)

Chi ha inventato questa faccenda delle generazioni? I compilatori delle brochure che le Case danno in pasto a quei giornalisti che definiscono piper qualsiasi cosa che vola? Mah… pare comunque che l’invenzione delle generazioni sia saltata fuori a metà degli anni Novanta in Russia.

Interpretazione grafica delle GGGENERAZIONI DI CACCIA (disegno di Enrico Azzini)

A – Fokker Dr.1, reattività – unidirezionale – del motore rotativo

B – Hawker Demon, biplano con motore in linea (un Rolls Royce Kestrel) protagonista marginale dei primi anni Trenta, ma comunque integrato nel periodo, al contrario di certi criminali che in nome della manovrabilità misero in cantiere biplani anche nel 1938 

C – Messerschmitt Bf.109, uno dei punti di riferimento dei caccia della Seconda Guerra Mondiale

D – North American Mustang, introduzione su larga scala dei profili laminari

1 – MiG 15

2 – Convair F-102 Delta Dagger

3 – McDonnell Douglas F-4 Phantom II

4 – General Dynamics F-16 Fighting Falcon

4.5 – Eurofighter Typhoon

5 – Lockeed Martin F-35

Per i meno disillusi, pur con qualche barcollante differenza tra le fonti:  

PRIMA GENERAZIONE – Quella prima infornata tra la prudenza dell’ala dritta e le incognite di quella a freccia; armamento convenzionale.

SECONDA GENERAZIONE – Progressi dell’elettronica con ricadute sull’avionica e sulle armi che diventano guidate. È con questa generazione che qualsiasi persona di buon senso si rende conto che demarcazioni definite di un prodotto in continuo progresso hanno scarso valore.

TERZA GENERAZIONE – Diamoci un taglio, se proprio vi interessa potete controllare qui. Forse è solo la prima che assume dei caratteri peculiari perchè i problemi iniziali da affrontare erano tali che i progettisti non potevano accollarsene altri. Si sostiene che una caratteristica che contraddistingue questa terza generazione sia l’espansione della capacità di attacco al suolo. Nonostante ovvie esitazioni anche i primi jet potevano ricoprire altri ruoli, come dimostrarono nella Guerra di Corea soprattutto i caccia della US Navy. Sembrava già abbastanza complicato appendere 500 kg di armamento di caduta a un aereo con un’asmatica coppia di turbogetti J-34 da 1633 kg di spinta ciascuno.  

Ma l’aspetto più interessante è che, in un certo senso, il cerchio si chiude. Dopo oltre un secolo il dogfighting ha di nuovo per protagonisti degli apparecchi sostanzialmente instabili come lo erano i fragili caccia che affidavano le loro prestazioni a quella stravaganza meccanica che era il motore rotativo. Girando il blocco cilindri insieme all’elica, l’effetto giroscopico di un pezzo di metallo che rappresentava un terzo della massa totale dell’aeroplano costituiva un prezioso vantaggio per i piloti che sapevano sfruttarlo. Virava stretto da una parte sola, ma lo faceva in un lampo. I progressi dell’elettronica e l’affidabilità del fly-by-wire dopo oltre 60 anni hanno permesso di mettere in linea quei velivoli – tra i quali quello che ha ottenuto il maggior successo è stato l’F-16 – che sono instabili aerodinamicamente, esaltando la manovrabilità nel combattimento ravvicinato. E mentre la 5. Generazione arranca, c’è addirittura chi prevede la Sesta.

Big Beautiful Doll non c’è più

Posted in air crash, big beautiful doll, incidente duxford, P-51 mustang, USAF with tags , on 11 luglio 2011 by ruotenelvento

Veramente un pessimo periodo per i warbird. Ieri nel corso della classica manifestazione Flying Legends a Duxford una collisione in volo ha coinvolto un Mustang e uno Skyraider. Il pilota del P-51 ha avuto la prontezza di lanciarsi immediatamente e nonostante la quota piuttosto bassa – intorno ai 500 ft – è giunto sano e salvo a terra. Il pilota dello Skyraider invece è riuscito a controllare il suo gigantesco monomotore al quale mancava un buon quarto dell’ala destra e a riportarlo sulla pista. Big Beautiful Doll replicava il caccia (WZ-I, sn 472218) utilizzato dall’asso John Landers ed era da anni uno dei protagonisti delle manifestazioni aeronautiche in tutto il mondo. Trattandosi di uno dei Mustang più gloriosi e celebrati, la BELLA BAMBOLONA era stata replicata più volte, sia in condizioni di volo che in statica, come l’esemplare agganciato al soffitto dell’Imperial War Museum di Londra. L’esemplare precipitato a Duxford era stato costruito su licenza in Australia come CA-18 sn A68-192 e nella sua tormentata carriera ha conosciuto una ricostruzione dopo un incidente in atterraggio nel 1973 e una lunga catena di passaggi di proprietà.

B-17 precipita nei pressi di Chicago

Posted in air crash, B-17, incidente B-17, liberty belle, USAF with tags , on 13 giugno 2011 by ruotenelvento

Il Liberty Belle (SN 44-85734) è andato distrutto oggi nei pressi di Chicago dopo un atterraggio d’emergenza al quale il pilota è stato costretto dopo un incendio a un motore (probabilmente l’interno sinistro, l’unico con elica in bandiera). Gestito dalla Liberty Foundation (http://www.libertyfoundation.org/index.html), il B-17G era uno della quindicina di Flying Fortress mantenute in condizione di volo. L’equipaggio è uscito incolume dall’incidente, mentre l’aereo ha riportato danni irreparabili. Il Liberty Belle non ha mai preso parte ad operazioni belliche durante la Seconda Guerra Mondiale, ma ha avuto il privilegio di essere stato uno dei B-17 acquistati dalla Pratt & Whitney per i test sul motore turboelica T34 che veniva installato all’estrema prua (rendendolo quindi un pentamotore). Il restauro per riportarlo in condizioni di volo è durato dal 1992 al 2004 e i costi stratosferici della gestione e della manutenzione venivano ammortizzati in lunghi tour negli States nei quali gli appassionati potevano volare su uno dei warbird più affascinanti mai costruiti al costo di 430 $. L’incidente del Liberty Belle ripropone gli annosi interrogativi sulla conservazione degli aerei del passato, se cioè debbano continuare a volare – assumendosene i rischi – oppure se debbano essere destinati a una più tranquilla esposizione museale.

Ma il JSF serve veramente?

Posted in aeronautica militare italiana, F-35, JSF, USAF, VTOL with tags , , on 3 giugno 2011 by ruotenelvento

Secondo voi il Lockheed Martin F-35 incarna un reale bisogno operativo? Ha senso tutto questo tempo e tutto questo denaro per l’ultimo cacciabombardiere pilotato della Storia? A cosa serve veramente il Lightning II? A mantenere i livelli occupazionali oppure per la necessità di non sprecare le conoscenze acquisite dalle industrie aerospaziali in 60 anni di partecipazioni e di offset con gli USA? Quando entrerà in linea? E la versione V/STOL entrerà mai in linea? Anche Andrea Nativi, direttore responsabile di RID, non deve crederci molto se con un lettore scettico ha scommesso solo una pizza che l’F-35B si farà.

Le recensioni di aviodada: Tom Clancy – STORMO DA CACCIA

Posted in letteratura aeronautica, stormo da caccia, tom clancy, USAF with tags on 26 aprile 2011 by ruotenelvento

Una interessante descrizione del potere aereo dello scorso Millennio è Stormo da Caccia, di Tom Clancy, pubblicato nell’ormai lontanissimo 1995. Binocoli, occhiali da aviatore e cappellino da baseball della nave da battaglia Iowa sulla quarta di copertina, l’autore americano ci illustra da vicino – e anche da dentro, dal momento che trascorre un po’ di tempo con il 366° Stormo dell’USAF – la più potente aeronautica militare del mondo dopo il collasso dell’Unione Sovietica. Tutto quello che dovete fare è resistere a una minacciosa retorica del tipo “quello che è certo, è che farete bene a comportarvi in modo da non diventare oggetto delle fatali attenzioni degli aerei da guerra americani” e a quelle immancabili e stucchevoli rassicurazioni che il denaro del contribuente si trova in buone mani. Certo, Stormo da Caccia è stato scritto in un momento storico nel quale elementi come la capacità del pilota e la superiorità aerea avevano ancora un senso e gli eventi successivi, l’11 settembre e i conflitti asimmetrici, non avevano scavalcato il concetto di tattico e strategico. Il potere aereo sta attraversando una fase buia e confusa nella quale anche un bombardiere strategico come il B-52, grazie al munizionamento di precisione, finisce per operare come arma tattica e piattaforma CAS. Ma non abbiate paura, solo un po’ di pazienza e gli ultimi superstiti dei caccia di quinta generazione e la prima degli UCAV da dogfight della prima troveranno qualche avversario lì ad oriente. Il processo di adeguamento nell’USAF in realtà era già in atto, con la realizzazione di quegli stormi compositi che eliminavano la netta barriera concettuale tra caccia e bombardieri e che potevano essere rischierati rapidamente in aree di crisi.

La narrazione è un po’ confusa, la traduzione non proprio coerente (che shaped charge significhi carica cava e non sagomata è un dato acquisito), altre volte l’autore cade in lapsus che sembrano strumentali: il primo bombardamento della storia, quello di Gavotti il Libia nel 1911, non fu effettuato da un “rudimentale biplano”, ma da un monoplano che evidentemente ne avrebbe incrinato l’atmosfera pionieristico/romantica. Nel complesso un lavoro compilativo nel quale i capitoli più interessanti dell’opera sono quelli dedicati alla struttura dell’USAF e alla rivoluzione che ne cambiò radicalmente l’identità al termine della Guerra Fredda. La struttura dell’USAF delineata da Clancy nel 1995 è rimasta pressoché invariata, tranne la creazione dell’Air Force Global Strike Command alla fine del 2008 dopo gli incidenti relativi alla trascuratezza con la quale venivano gestite le testate nucleari. Il più increscioso fu quello avvenuto  tra le basi di Minot e di Barksdale nel 2007, quando sei missili rimasero armati per 36 ore su un B-52 H in transito, mentre le testate dovevano essere state sbarcate: oltre alla presenza senza la necessaria protezione a bordo del bombardiere, per un giorno e mezzo nessuno si chiese che fine avessero fatto 6 testate di potenza variabile tra i 5 e i 150 chilotoni. Eccessivamente trionfalistica l’intervista ai vertici dell’USAF durante Desert Shield e Desert Storm, Charles A. Horner e Jonh A. Warden III. Le analisi successive hanno ridimensionato l’ottimismo iniziale, con un rapporto di abbattimenti – 23:3 – che, in un contesto nettamente a favore dell’Alleanza, risulta tutto sommato mediocre. Molto suggestiva la descrizione della base/poligono di Nellis, in Nevada, dove si svolge la più importante esercitazione a fuoco del mondo, la GreenFlag.L’opera prende un altro passo – non migliore – quando diventa fiction, anche se è indicativo che lo scenario previsto per un rischieramento rapido del 366° è quel Vietnam che ancora tormenta la coscienza militare e civile statunitense. Nella fiction e a quasi 40 anni dall’evacuazione di Saigon stavolta le cose vanno molto meglio per gli USA. By the way, un grosso spot per l’USAF, un pò datato, in bianco e nero (il nero degli F-117 Nighthawk, ormai radiati…)

Enrico Azzini per aviodada